C’era una volta una bambina che tutti i santi Natali scriveva fiduciosa a quella grande carogna di Babbo Natale, pregandolo abbastanza insistentemente di comprarle un gioco che, non posseduto nemmeno dalle amichette, le avrebbe senza dubbio insegnato cose pratiche e aumentato la sua creatività.
Babbo Natale, infimo, mai glielo concesse…pensando forse che era pericoloso o dispendioso. Fatto sta che alla fine la bambina crebbe su per giù senza traumi, conservando però il gioco nella top ten dei giochi preferiti, tanto da giocarci virtualmente tutt’oggi…sì, perché anche se non l’ho mai posseduto, io il Dolce Forno Harbert lo bramo ancora, ma mi accontento del forno da grandi!

Il Dolce Forno Harbert si chiama così, e non come dicevo io da bambina, Abarth (portate pazienza, sono nipote di un meccanico che tutt’ora scrive FITTRI sulle scatole della sua officina), perchè era commercializzato dalla ditta Harbert di Milano, una casa produttrice di giocattoli attiva durante gli anni settanta e i primi anni ottanta. Fra gli articoli più popolari del catalogo Harbert, si ricorda anche Il Dolce Gelato, una macchinetta capace di raffreddare creme emulsionate a base di latte, frutta e altri ingredienti grazie a un cilindro metallico riempito di ghiaccio e sale, roba che per i bambini della mia cerchia era per lo più riassumibile col termine “fantascienza”, dato che mai avremmo osato chiederlo. E a proposito di fantascienza, sappiate pure che la Harbert fu quella che distribuì in Italia i pupazzetti di plastica snodabili ispirati alla saga lucasiana di Guerre Stellari. Andate a vedere il video, ripiomberete per magia nel 1978!
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Piccola curiosità: lo spot è quasi interamente costruito con le immagini del commercial del Kenner Easy-Bake Oven, cioè il nome originale del giocattolo, di provenienza americana e prodotto già dal 1963.
Come funzionava? Presto detto: due belle lampadine a incandescenza da 100 Watt che cuocevano biscotti e biscottini, crostatine e pizzette che si dovevano piazzare sulle apposite mini-teglie in dotazione con il forno. Si inserivano nella fessura di mezzo e le potevi veder imbrunire dalla finestrella di vetro in alto. La leggenda narra (perchè non l’ho mai avuto, e per me ancora oggi 2012 è leggenda) che il Dolce Forno fosse munito di ciotole e ciotoline, mattarello e libro di ricette…di cui tra l’altro, sbirciando sul web, ho potuto rilevarne qualche ricetta.
Per i fortunati che ce l’hanno ancora, vi invito a provare la ricetta del tortino al cacao:
Ingredienti: (1 misurino=1 cucchiaio)
6 misurini di farina
4 misurini di zucchero
2 misurini di cacao (non specifica se dolce o amaro)
1 misurino di burro fuso
1 uovo
1 pizzico di sale
Sbattere nella scodella l’uovo (tuorlo e albume) con lo zucchero, aggiungere la farina e il burro, quando tutti i grumi si saranno sciolti aggiungere il cacao ed il sale. Mettere la pasta nello stampo ben imburrato ed infarinato e fate cuocere per 23 minuti circa. Il risultato è senza ombra di dubbio un trojajo, dato che l’impasto non prevede l’uso di lievito (e per forza, se dio guardi lievitava chi l’avrebbe fatto uscire dal Dolce Forno???), ma se solo avessi il fornetto magico proverei lo stesso anche solo per l’ebbrezza di dire che per una volta, ho giocato anch’io col Dolce Forno!!!
Mi ci vorrebbe Freud o chi per lui - e se posso scegliere, gradirei lo psichiatra e sessuologo Marco Rossi - per capire se questa mancanza abbia poi influenzato la mia passione per la culinaria…o forse, invece del Dolce Forno, dovrei ringraziare ancora una volta Nonna Lilia, che oltre a passarmi sottobanco tutti i suoi segreti -saltando la mi’ mamma, hihihihi - alla tenera età di 8 anni ebbe la brillante idea di regalarmi un set completo di ciottolini, come li chiamiamo qua, in RAME, così che potessi impiastricciare e sbruciacchiare i loro fondi senza andare ad appestare la batteria di pentole della mi’ mamma donatole per le nozze. Con quei ciottolini sul fuoco cuocevo di tutto, dalla mòta mista a carote alle farinate miste, sempre sotto l’occhio vigile di un adulto accanto a me (che di nascosto scuoteva sconsolatamente la testa, ma mi lasciava fare).
Per il resto, sappiate che ho assoldato il Grinch, che sottrarrà dalle vostre cantine il Dolce Forno Abarth in disuso e me lo farà pervenire entro il 20 dicembre, così avrò il tempo di fare degli squisiti dolcetti per il caro Babbo Natale, completi di purga


Da un’idea di Claudio Pasini nasce il gioco delle bolle di plastica: una pasta gommosa che quando viene soffiata, tramite l’uso di un cannellino, forma delle bolle trasparenti e colorate.




