Morte a Firenze

Di ritorno dal mio ultimo break di buena vida in quel di Fuerteventura, mi ritrovo a sfogliare dopo un bel po’ di tempo le pagine imbrattate di questo squirtico diario.

Ve la faccio breve…sono carica a palla, rilassata, ispirata e pure un po’ abbronzata…perciò, prima che l’effetto svanisca del tutto e con lui anche l’abbronzatura, lasciatemi ricominciare con una bella recensione su un libro che mi sono portata giù da leggere nel mio paradiso terrestre di Morro Jable.

In una data come quella di oggi, non può non tornare a mente il ’66. Qui. In Firenze e provincia. Per chi ignorasse del tutto la faccenda, “alluvione a Firenze del ’66” non vi dice niente?! Nemmeno una canzoncina che comincia così …

“nuoti sommerso in un mare di cacca,
non sai s’è d’uomo oppure di vacca.
Non sai capire che cos’è successo,
ti pare troppo per esser d’un cesso…”

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coverProprio in quei giorni è ambientato Morte a Firenze, la quinta e imperdibile storia del commissario Franco Bordelli, ideato dalla penna del nostranissimo Marco Vichi. Imperdibile perché è forse la più intensa avventura del nostro caro commissario, la più oscura, cupa. A fargli da cornice, il cielo plumbeo e la pioggia battente dei giorni antecedenti alla disgraziata piena che invase Firenze e le campagne limitrofe.

Una furia di fango che porta via di tutto, dal Maggiolino di Bordelli a botteghe intere dei pian terreni; dagli animali nelle stalle, ai beni e i mali terreni, compreso l’ultimo barlume di speranza di risolvere il caso di cui si occupava il nostro Bordelli.

In questo episodio troviamo un Bordelli tenace sì, ma amaramente consapevole di come andrà a finire il tutto … ché tanto qualcuno che farà giustizia ci sarà.

Ripeto, imperdibile.

BREVE STORIA DELLA REPUBBLICA PER IMMAGINI / SPECIALE

 

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