Oggi un articolo dedicato a un uomo grande grande che purtroppo ci ha lasciati. Di lui porteremo dentro sempre il sarcasmo feroce e la sua poesia tanto volgare quanto verace. Ciao Carlo, ti abbiamo voluto bene fin dai tempi del pappone di latte e biscotti Plasmon. Da allora, fino all’infinito. E te lo scrivo veracemente pane a pane, alla toscanaccia, come lo pronunciamo noi quando non vogliamo darci un tono e come lo pronunceresti te, su un palco o sulla strada di casa tua. Ci perdoni chi stenta a capirci.
Fate uno sforzo in più oggi e provateci… solo così capirete a fondo di chi e a chi stiamo parlando…
E capirete un po’ meglio anche noi…
Stamattina mi leo e già mi giravano perchè ll’èera lunedì. Mi struscio l’occhi pieni di cispie mentre bado bene di scansà li stipiti delle porte che dividano me dalla macchinetta di’ccaffè.
Accendo la macchinaccia infernale della televisione pe’vvedè se per lo meno, a sentì du’ budelli che ragionano di politia alle 7, mi si rizza i peli sulla groppa, m’imbervisco e per lo meno mi sveglio per bene anch’io.
Sàh, alle vorte la politia è meglio dell’acqua diaccia marmata.
Sicché, mentre son lì che cario la macchinetta, sento di sfuggita la notizia. Letta dai’llettore di’GGazzettino regionale.
Ovvenvia.
Nooo.
No gnamo. Sèèè…
Insomma oh, un ci voleo credé.
E invece ll’era proprio vero…
Poro Bozzone…no perché te tu sei sì Carlo di’MMonni, ma per me tu sei sempre stato Bozzone. Forse il personaggio che più ti carzava meglio. Oh, per lo meno è quello che mi so immaginata io nelle due volte misere che m’è capitao di beccatti a gggiro.
Bada me ne rammento bene sah.
La prima volta ti vidi con una bella bottiglia di GIN sotto braccio come’francesi colla baghètte, tu eri in un locale qui vicino e siccome io ci capitai di passaggio, mi toccò anche letià con quelle che era con me: e un ci voleo andà a Firenze io quella sera, voleo rimané llì a sentì le tu’ ‘ose. Ma un ci fu verso. Mi toccò lasciatti lì sull’uscio circondato da ragazzotti della mi’ età che ti recitavano a mente tutte le battute dei tuoi film (film, e no firmi, come dice la mi’ nonna. Io per lo meno film lo dico film). Tu gongolavi di nulla…
Effettivamente un se ne sbaglia una.
Si sanno tutte, ma proprio tutte tutte.
La seconda volta invece ti beccai a piedi gnudi sulle stradine carde abbollore di un pomeriggio di luglio a Mercantia. T’avei un cardo tu sciagliavi, ma m’attaccasti discorso uguale perchè tu t’accorgesti che ti faceo la posta da dietro la macchina fotografica.
Du’ bischerate .. “oh belle figliole venite a vedemmi stasera eh, si prencipia lo spettaolo alle 10.”
Maremma ladra ora che ci ripenso, un ci fu verso nemmeno d’entracci nella piazzetta, era pieno zipillo … ma mi rimane la foto, scarzo e senza maglietta, sprezzante di’pperiolo come un vichingo.
Ma alla mente mi viene una corbellata di ricordi, di me piccina che capio poo ma che i mia pensavano bene di lascià a diritto davanti ai’ vvideoregistratore a istruimmi, come nessuno meglio di voi avrebbe potuto fare, per far sì che mi venisse fòri la vena toscanaccia. Te, i’NNuti, i ‘Bbenignaccio, Novelli di’Nnovelli, i Giancattivi financo i’Ppieraccioni con que’ du’ grulli di Pinocchio e la Fatina, ma a qui’ ppunto lì ero bell’e grandina. E bell’e rustia, sah.
E te tu c’eri sempre.
E ora, tanto anche se un tu mi senti, io son siura che t’arrivi uguale, sicché ti voglio fà gongolà un altro poino.
Fammi compagnia, giù.
E ora, il monologo più bello di tutta la cinematografia toscana…
No’ semo quella razza
che non sta troppo bene
che di giorno salta fossi
e la sera le cene.
Lo posso grida’ forte
fino a diventa’ fioco
no’ semo quella razza
che tromba tanto poco.
Noi semo quella razza
che al cinema s’intasa
pe’ vede’ donne ‘gnude
e farsi seghe a casa.
Eppure, la natura ci insegna
sia su’ i monti, sia a valle
che si po’ nascer bruchi
pe’ diventa’ farfalle.
Noi semo quella razza
che l’è tra le più strane
che bruchi semo nati
e bruchi si rimane.
Quella razza semo noi
l’è inutile far finta:
c’ha trombato la miseria
e semo rimasti incinta.

questo articolo e’ meraviglioso, sincero, genuino, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta….mi voglio solo unire al dolce ricordo di Marina dicendo a Carlo che “t’avea trombato anco i’ geniaccio caro Monni”
ciao Bozzone…..che la terra ti sia lieve
<3