“Mi Mojito en la Bodeguita, mi Daiquiri en La Floridita”
-Ernest Hemingway-

“Le signore Capecchi Letizia e Verdiani Francesca sono attese al gate 4, grazie” … cazzo l’aereo…Fra - sì, ho sentito…dai sbrigati— arrivo!!”
Una corsa immane, i polpastrelli che sudano, le gambe che sembrano non andare, il fiato corto e una paura tremenda di perdere quell’aereo. Ci precipitiamo dalla signorina del gate che ci guarda malissimo battendo le sue ridicole unghie sul tavolo. “Allora, non possiamo mica aspettare i vostri comodi?”. “Senta, scusi tanto…ma a lei non scappa mai?” fu il minimo che riuscimmo a dire per giustificarci. Riusciamo a prendere l’aereo, ci sediamo al nostro posto e … Cuba, arriviamo! Mentre l’aereo inizia a prendere quota riesco solo a pensare a spiaggia-caldo-e tanto, tanto rum” Dopo 13 ore di volo l’aereo inizia a scendere e lo spettacolo davanti ai nostri occhi è sublime…il mare dei Caraibi. Arrivate a La Habana, posiamo le valigie, riponiamo piumini, maglioni e scarpe per lasciar posto a vestitini, canotte e infradito…e via, in giro!
Una città ferma agli anni ’50, ragazzini che tornano da scuola con divise che li fanno sembrare più soldatini che alunni, macchine in giro per le strade che da noi potrebbero esser solo usate per i raduni di vetture d’epoca…un sogno. Ma la cosa più figa, gli uomini a ogni angolo della strada a giocare a domino o a carte, con l’immancabile sigaro in bocca, davanti a un tavolino che sta in piedi per compensazione dei venti. Sopra di loro, insegne di rummerie e Habana Club…Camminando per queste strade si respira un’inebriante aria d’allegria e di tranquillità, una sorta di freno ti blocca le gambe e subito ti abitui a quel passo blando, senza furia, girovagando inizia a strascicare i piedi e girovagando per le strade ti guardi intorno voltando la testa qua e là, senza preoccuparti di dover arrivar in un punto preciso a un’ora precisa…e come per magia, il tempo si ferma.

Cerchiamo la Bodeguita del Medio, uno dei locali più famosi dell’Habana che si trova a pochi passi dalla piazza della Cattedrale. Entriamo…cosa potremmo mai bere se non un mojito? La barista è veramente squirt, ha su una maglia con la mitica frase di Hemingway “Mi mojito en la Bodeguita…“
“Es sculpe, dos mojitos por favor-es” (bada fava, che un bastan due s in fondo alla parola per spacciarsi per conoscitori della lingua spagnola!)

La tipa capisce lo stesso e inizia…
Prende 2 Tumbler alti
…mezzo lime per bicchiere
2 cucchiai di zuccero di canna per uno
un goccio di soda o acqua frizzante
un po’ di foglie di hierba buena
(da noi non cercatela, sennò rischiate di farvi beccare e poi dovervi far analizzare le urine per farvi ridare la patente…dalle nostre parti è facilmente sostituibile con la menta)
Ma ritorniamo alla preparazione, la tipa inizia a pestare il tutto energicamente ridendo, e sicuramente prendendomi in giro per il mio spagnolo maccheronico. Riempie poi il bicchiere di ghiaccio tritato e poi via di rum fino ad arrivare all’ultimo spruzzo di soda, una bella girata con un cucchiaio stranissimo che, dopo aver intrapreso la carriera di mentore degli alcolisti (o più comunemente chiamata barman), ho appreso che si chiama Spoon Stirer. Due cannucce, un rametto di menta per guarnire e vai…cin-cin!
Si narra che il primo esecutore conosciuto sarebbe Attilio de La Fuente, un barman che lavorava proprio a la Bedeguita. Barista e locale divennero famosi a livello mondiale proprio perché il Mojito iniziò a essere proposto a livello commerciale in quei luoghi e in quell’epoca. Il periodo era quello del proibizionismo dal 1920 al 1933 quando negli U.S.A. era vietato consumare alcolici cosicché diveniva comodo per i turisti statunitensi recarsi nella vicina, ospitale e mondana (all’epoca) città dell’Avana separata dalla Florida da sole 90 miglia. Esistono diverse teorie riguardo l’incerta origine del termine “Mojito”. Secondo alcuni esso sarebbe legato al “mojo”, un condimento tipico della cucina cubana a base di aglio e agrumi, usato per marinare. (date uno sguardo alla nostra ricetta Polpo d’Amore alla Nostalgia Canaglia, ne troverete spiegazione e utilizzo anche lì!) Un’altra teoria lo lega alla traduzione della parola spagnola mojadito, che significa “umido”. Un’ultima ipotesi, considerata comunque la meno attendibile, fa risalire l’etimologia della parola al termine vudù mojo, che significa “incantesimo”
Ci passammo tutto il pomeriggio a tirar cavolate e a bere mojito, andavano giù come l’acqua, placavano perfettamente quell’arsura data dal caldo torrido dell’Habana, peccato che invece di ispirarci come per Hemingway, che gli prese sul produttivo tirando fuori qualcosa di sublime, a noi prese sullo sguaiato e finimmo a cantare a squarciagola la versione karaoke del celebre pezzo di Cutugno “lasciatemi cantare…sono un italiano…un italiano vero“. Cantando e bevendo mojito, non ci accorgemmo nemmeno che si era fatta ora di cena: rimanemmo lì, a farci una bella abbuffata di pesce continuando imperterrite a bere mojito e a sfogliare la nostra copia Lonely Planet…quando, ai nostri occhi comparve la parte mancante della frase scritta sulla maglietta della barista: “…mi daiquiri en la Floridita”
Ma questa è un’altra storia…intanto andatevi a vedere anche lo Squirt-Tutorial sul nostro Canale Youtube!







un mojito por me, gracias
uno “pures” por mi
a mi tambien, por favor!
Letiiii!! che tempi… le giornate passate in spiaggia a Trinidad, la folle serata in barca con il sindaco di Enna (era Enna?), l’escursione nella Sierra dell’Escambray ostaggio di quel tassista, il mezzo pollo fritto, la manifestazione comunista, la serata passata in camera a vedere Porta a Porta dopo l’ubriacatura colossale per colpa dell’all inclusive… bel viaggio davvero! eravamo una coppia di turiste per caso niente male