Uno dei lati positivi del lavorare in una struttura turistica, e ben lontani dalle marachelle del best of da tedesco in ferie che scrissi a fine stagione turistica scorsa (per saperne di più leggi qui), è che gli ospiti stranieri hanno un pregio oltre misura rispetto agli italioti in ferie: il turista viene in Toscana e LEGGE. Gialli, bestseller della peggio specie, tomi inguardabili su inchieste a noi sconosciute, romanzi rosa e chi più ne ha più ne metta. E la cosa bella, è che il libro letto in ferie viene spesso lasciato nell’appartamento in cui si è trascorso la vacanza. Un po’ per lasciare un proprio segno, un po’ per passare parola.
E qui entro in gioco io, che razzolo a ogni cambio e confisco col beneplacito dei miei superiori il tesoretto su carta, allenandomi il lessico e la conoscenza letteraria (mmh letteraria, a volte… si fa per dire), venendo a conoscenza di autori mai citati in terra italica e divertendomi a rileggere i gialli dell’intramontabile Christie in lingua crucca. Il libro che più colpì la mia attenzione la stagione scorsa fu lasciato da una coppia giovane, on their honeymoon. La sposina aveva comprato a 2 pounds miserissimi, un’edizione della biografia di Amy Winehouse scritta da Chas Newkey-Burden.
Amy. La nostra musa Amy. A 2 pounds.
Delusione…venduta così, a prezzo stracciato…
Me la intascai con la velocità di un borseggiatore in tram, e me la son custodita fino alla scorsa settimana, quando ho avuto modo di leggermela, con calma. Non sono un tipo da biografia, in genere non sono così avida da voler sapere vita morte e miracoli di altre persone, ma per la nostra musa Amy mi son sentita ben nella posizione di cambiare idea. Avevo voglia di trovare qualcosa, qualche traccia, qualche aneddoto, per ricordarmela grintosa, e sorridente. Felice, boh.
Il libro è suddiviso nelle fasi più significative della sua carriera artistica, dai tempi della Sylvia Young Theatre School fino ai tempi cupi del suo epilogo. Si parla dei suoi unici 2 album, rispettivamente del 2003 e del 2006, di quanto il primo fosse il risultato a tavolino di discografici e di come Amy non ci si rispecchiasse, e di quanto invece ci sia di suo nel secondo, nato sul serio nei pub di Camden dove la nostra passava le giornate a giocare a biliardo e a piglialla grossa, come si dice noi, fra un disco delle Shangri-Las e uno della grande Arethona.
E in questa biografia c’è effettivamente qualcosa di lei: lo sfogli e ti tuffi nella sua Londra, appartamenti in moquette antidiluviana e così dannatamente fascinosi. Pub quasi scavati in un unico pezzo di legno, condensa da pinta di birra su bancone. Schiamazzi, pazze londinesi senza calze a gennaio. Un punk nostalgico lì, un gruppetto di sgallinate dai plateau ghepardati di là.
Due cose vorrei lasciarvi scritte, perchè il resto dovreste leggerlo e viverlo per quello che ha potuto viver lei, ma queste due perle di saggezza non posso non citarle!
La prima è un piccolo saggio che la giovine Amy scrisse come presentazione alla scuola artistica a cui sperava di essere ammessa, e diceva così:
“All my life I have been loud, to the point of being told to shut up. The only reason I have had to be this loud is because you have to scream to be heard in my family.
My family? Yes, you read it right. My Mum’s side is perfectly fine, my Dad’s family are the singing, dancing, all-nutty musical extravaganza.
I’ve been told I was gifted with a lovely voice and I guess my Dad’s to blame for that.
Although unlike my dad, and his background and ancestors, I want to do something with the talents I’ve been ‘blessed’ with.
My Dad is content to sing loudly in his office and sell windows. My mother, however, is a chemist. She is quiet, reserved.
I would say that my school life and school reports are filled with ‘could do betters’ and ‘does not work to her full potential’.
I want to go somewhere where I am stretched right to my limits and perhaps even beyond.
To sing in lessons without being told to shut up (provided they are singing lessons).
But mostly I have this dream to be very famous. To work on stage. It’s a lifelong ambition.
I want people to hear my voice and just … forget their troubles for five minutes.
I want to be remembered for being an actress, a singer, for sellout concerts and sellout West End and Broadway shows.
For being just … me.”
…E mentre ve ne state lì pensierosi a leggere e rileggere cosa scriveva la piccola Amy agli esaminatori per convincerli a prenderla alla Sylvia Young (e immaginatevela un po’ come la nostrana Mara Maionchi), vi lascio con la seconda e ultima perla di saggezza ed esperienza della nostra amata…il suo cocktail.
Ultra-Iper-Super-Extra-Giga Alcolico
Rickstasy
3 parti vodka
1 parte Southern Comfort
1 parte liquore alla banana
1 parte di Bailey’s
…di cui lei stessa diceva:
“By the time you’ve had two of them you’re like, ‘Don’t even try and go anywhere. Sit Down and stay down, until the birds start singing’ “.




