C’era una volta un mimmina di nome Sara che nei primi anni Sessanta se ne stava coi ginocchi sbucciati su un ciglione con un mazzolino di fiori in mano. La su’ mamma gliel’aveva insegnati e lei andava in giro per la campagna a farne dei bei mazzolini … direte voi, per la mamma? Per la maestra??? No, la piccola Sara se li magnava, anche perchè la su’ mamma gl’avea detto che si chiamavan ciucciamele quei fiori lì! Quindi lei dopo ogni passeggiata, si sedeva sul ciglio erboso e se li ciucciava ben benino, tirandoli per la loro piccola campanula di petali fino da estrarla completamente dal gambo, e proprio come un’apina, ne succhiava il polline.
E qui arrivo io! Anni e anni dopo, una squirter a caso (che poi sarei moi-même) si aggirava con la sua celestina cinquina brum brum per quella strada, quando rimane colpita dalla bellezza e l’intensità di un fiore che prima d’ora non aveva mai notato. Il suo primo pensiero fu: “uuuh beeello fucssssssssssssia! Ne fo un mazzo, lo metto sul blog… ohiohia ma che fiore ci scrivo, un so nemmen che è…“. Al che, decise di chiedere a mamma Sara…che le propinò la storia appena sopra citata!
Ma la squirtMamma Sixtie mi aggiunge anche dati più ufficiali sul fiore in questione, che volgarmente inteso da queste parti ciucciamele, in realtà si tratterebbe del gladiolo selvatico, fiore spontaneo di pianta perenne che popola la nostra campagna e che sboccia in maggio. Parente meno blasonato del gladiolo da fioraio, ma commestibile e a costo zero, perfetto per adornare la vostra tavola con un tocco glamour, dato il tono spiccatamente pink e geniale da proporre a tavola, senza togliere che recisi se colti allo sbocciare, vi durano tranquillamente una settimana in vaso!
Si trovano dappertutto i gladioli selvatici… si dice e si riscontra anche sul campo, che i suoi steli varino da 20 cm fino a un metro, che siano comuni in tutta l’area mediterranea europea ma che se ne trovi qualcosina anche nell’Africa boreale e in qualche isola africana tropicale tipo l’isola di Dahlak davanti alle coste dell’Eritrea (stessa latitudine di capo Verde, per capirsi). Cercate di ricordarvi di anno in anno dove li vedrete sbocciare, perché ce li ritroverete anche l’anno successivo…eh infatti non è che la signora Gladiola alza la gonna e si sposta dove meglio le aggrada: il gladiolo ha infatti una specie di bulbo, o meglio definito da chi ne sa più di me un bulbo-tubero detto più propriamente cormo.
Quello che troviamo noi, seriamente di color cremisi, civettuolamente ribattezzato fuccsssia, sarebbe quello che in latino vien appellato Gladiolus Italicus, o Miller, dal botanico scozzese che li ha individuati e schedati, presente soprattutto in ridenti regioni italiche come la nostra Toscana, la Liguria fino all’isola d’Elba … e cresce dagli 0 ai 1000 m sul livello del mare! Che gladiolo con la G maiuscola!!!
Sbirciando sulle varie schede botaniche reperibili sul web, ho anche scoperto che da altre parti, invece che ciucciamele, vengono chiamati anche Pancacciuola o Fil di Spada…
…mia mamma ci rimarrà malissimissimo…
…ma per tirarle su il morale, stasera mi presento con una sorpresina, magari le passa la delusione…e se volete saperlo anche voi,
stay tuned!
Stasera la piccola sorpresuccia è anche per voi!
Vieni a leggere anche:




anche io da piccola succhiavo i ciucciamieli ma i miei non erano altro che i fiori della borraggine. Dovrò assaggiare anche i gladioli!!!
ah si??? Tu i fiori di borragine li chiami ciucciamiele??
Vedi oh, da Montaione a San Vivaldo c’è un mondo di sapienza e una strada ni’ bbosco che differenzia il tutto!