Incuriosita da questa piccola grande donna che ho sempre visto con sigaretta in bocca e gatto siamese fra le braccia, mi ero già affrettata a cercarne qualche perla di saggezza che qualche tempo fa postammo nella nostra sezione de Les Citations. Patricia Highsmith, scrittrice americana di grande fama e dalla lunga produzione letteraria, è l’autrice del libro che volevo segnalarvi oggi, oltre ad essere l’autrice di Sconosciuti in Treno, che ha ispirato l’hitchockiano (si legge iccecocchiano) L’altro Uomo, e ad aver creato il personaggio farabutto e manigoldo di Tom Ripley. Sì, quello del Talento di Mr. Ripley. Luilì.
Avendo già avuto qualche assaggio sulla sua prosa più celebre, mi sono voluta addentrare cercando qualcosa di meno conosciuto di sua produzione, quando ho scoperto che la nostra biblioteca comunale aveva da offrire Idilli d’Estate, titolo originale Small g: A Summer Idyll. Non potevo non prenderlo. Uscito nel 1995, a questi non so se postumo alla sua dipartita oppure no, è l’ultima sua produzione, e tratta di un tema a lei sicuramente caro. Perché l’impavida scrittrice statunitense di base in quel del canton Ticino, non ha mai fatto mistero delle sue preferenze sessuali nonostante fosse vissuta in un tempo ben più cupo in materia rispetto ai giorni nostri. Anche se si potrebbe fare molto, ma molto di meglio. Ma anche questa è un’altra storia.
Idilli d’Estate è ambientato nei primi anni 90, a Zurigo, nella tanto avanti Svizzera, così avanti ma così avanti che a leggere quello che probabilmente di norma accadeva a quei giorni ti fa non c’è che dire un bell’effettuccio. I fatti ruotano tutti intorno a questo locale, il Jakob’s o meglio conosciuto, anche nelle guide della città dell’epoca, come Small g, modo in cui si identificavano i locali con frequentazione gay. Al Jakob’s si intrecciano le vite di amici e nemici, si parlotta alle spalle della colorita combriccola che festeggia al tavolo accanto, si sogna, ci si difende dagli sguardi biechi e si cerca, fin dove ci è concesso, di vivere la propria vita in libertà. Ricky, grafico pubblicitario quarantenne che ha subito un lutto recente, il compagno accoltellato in un vicolo fuori dal locale, stringe amicizia con Luisa, una giovane apprendista sarta presso l’atelier della torva Renate. Renate è una manipolatrice, becera e pure bigotta, che tiene sotto le sue grinfie la sventurata Cenerella Luisa e si approfitta delle menti malleabili altrui. Un mostro.
Mi è piaciuto il libro? Difficile da dire, o meglio, sì, il libro mi è piaciuto, ma i sentimenti che mi hanno pervaso sono molteplici e questo va detto. Intanto, mi è sembrato molto difficile immaginarmi una situazione di avversità nei confronti della realtà omosessuale nella moderna Svizzera, perché stiamo comunque parlando degli anni 90 e non del tardo Medioevo. Ve la dico proprio tutta, quando la SquirtViola si è offerta di riportarmelo in biblioteca lei stessa in cambio di poterlo leggere anche lei, e mi ha chiesto:”Allora? Com’è?“, le ho risposto di getto così…
“Vio, è difficile a dirsi. Non ti voglio dire nient’altro perché rischio di rovinartelo appena apro bocca. Ma ti dico solo, che la chiave di lettura che dovresti avere col libro davanti è quella di cercare di vederlo in chiave almodòvariana. Tu mentre lo leggi, prova a dargli le tinte forti e i colori sgargianti del buon Pedro. Piume di struzzo e storie di abusi, fisici e psicologici. Avversità e ironia. Allora lo amerai!”
…e in fondo è quello che vi consiglio io, con la speranza che nessun scrittore oggi scriva più della sua epoca contemporanea nel modo in cui lo fece la Highsmith, perché vorrebbe dire che non ci siamo evoluti intellettivamente proprio un’emerita cippa.
Cara Patricia, i tempi sono un bel po’ cambiati da quando te ne sei andata, ed è anche grazie a te che sono migliori. Perdona se c’è ancora qualcuno al mondo (pochi e contan pure poco, sono un niente) che non capisce quanto sia bello sapere che ognuno in terra è libero di potersi esprimere e vivere per ciò che è e ama, ma ci stiamo ancora lavorando.


