Passione Vintage

…e per chiudere in bellezza e tutto stile la seconda settimana del libro in quel di CasaSquirters, ecco a voi un libro di cui avevamo già parlato in una delle ultime puntata in radio prima della chiusura estiva ( e se siete rimasti indietro, correte ai ripari cliccando qui, perchè manca poco all’inizio della nostra terza stagione radiofonica!), e che abbiamo amato tanto per una marea di motivi…il primo su tutti, l’incommensurabile passione che abbiamo anche noi per il vintage!

Passione Vintage

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“Ho sempre provato un senso di rinnovamento più forte all’inizio di settembre che a gennaio. Forse, pensai mentre attraversavo Tranquil Vale, è perché settembre è spesso fresco e limpido dopo l’umidità di agosto”

Mi aggiravo fra gli espositori nella libreria dell’aeroporto, avrebbero chiamato il mio volo a momenti e stavo cercando un libro in spagnolo che potesse, nei mesi successivi, rinfrescarmi quelle poche nozioni linguistiche che avevo appreso in ferie, quando vengo colpita dalla copertina: un delizioso abito rosa di taglio anni ’50 con una spilla sul petto, e uno sfondo di carta da parati color carta zucchero. Un titolo che voleva dire “prendimi, prendimi“. Non è stato shopping compulsivo, si è trattato di trovare quasi letteralmente, la scarpa adatta al mio piede: la passione tipicamente da squirter per il vintage. Vintage, tutto vintage… a tutto vintage! Un mondo di tessuti e tagli diversi, gli stili dei vari decenni e gli accessori, l’oggettistica, gli apparecchi radiofonici! Tutto il nostro bislacco mondo da squirt ruota intorno al vintage…e non potevo non farmi conquistare da questo libro.

La versione che ho io ha su il titolo, ovvio, in spagnolo, tradotto come in italiano Una Pasiòn Vintage, mentre il titolo originale, più fedelmente tradotto anche in francese, è A Vintage Affair - Un Amour Vintage. E ovviamente, ne sono uscite varie versioni della copertina. Quella italiana devo dire che mi deludeva un tantinello di più…forse anche per la frase della Kinsella in copertina. Forse forse, avessi visto questa copertina per prima, non l’avrei nemmeno comprato…e me ne sarei un po’ pentita, dato che qui comunque non si parla di shopping addiction. Di moda e di vestiti sì, ma in chiave un po’ diversa.

passione vintage

Passione Vintage è la storia di Phoebe e della sua passione per il vintage, una passione che l’ha portata a trovare una strada nella vita e in tutti i suoi settori. Phoebe, per il vintage e grazie al vintage, riesce a fare della sua passione un lavoro, lasciando il posto che aveva alla famosa casa di aste Sotheby’s e aprendo il suo spazio nel mondo del vintage: un negozietto di quelli che non gli puoi dire di no, che si chiama Village Vintage. Ed è in questo negozietto che la protagonista riesce finalmente a fare un percorso tutto suo, cercando di redimere il suo senso di colpa verso la cara amica Emma, che è venuta a mancarle poco prima. Emma si è suicidata, e come tutti i suicidi questo gesto lascia un’infinità di interrogativi che nessuno saprà colmare, se non una lunga introspezione. Ed è proprio fra i tagli classici, i tessuti, le storie delle clienti del suo piccolo paradiso vintage, che Phoebe finalmente riesce a ritrovarsi. Soprattutto grazie al prezioso incontro con Therese, un’anziana signora che decide per cause di forza maggiore di vendere quello che, a leggerlo, pare proprio sia un vero e proprio arsenale vintage: un guardaroba da sogno, ricco di tutto quello che ogni sbarbina vintage addicted come solo noi possa mai sognare.

Diciamoci la verità, qui non si tratta di leggere un classicone di narrativa o di viaggi nei più reconditi spazi della mente; non si tratta nemmeno di chissà quale scrittura sperimentale. Però, è un testo che si lascia leggere ben volentieri e che non ha pretese, ma vi farà sognare anche soltanto per il modo in cui vengono descritti i capi vintage, ad uno ad uno. Leggi e senti il fruscìo leggero delle dita che scorrono su un cappottino , nel naso senti la soffitta e i profumi della nonna. E in più, c’è quel rispetto per un capo di seconda mano e c’è la voglia di fargli vivere una seconda vita. Ma soprattutto, c’è quel sentimento amore verso quel capo vintage piuttosto che un altro, c’è la curiosità e il fantasticare su chi l’avesse posseduto, su chi l’avesse mai cucito o anche solo pensato.

Che poi alla fine, è quello che mi chiedo anch’io mentre mi aggiro per mercatini o negozietti vintage.

Chiudo con un aneddoto carino che mi è capitato di vivere tempo fa: Amsterdam 2009, entriamo in un negozio vintage io e le SquirtViola e SquirtMammaPunk. Decido di comprare una borse di pelle chiara a tracolla, semplice. Un chicchino davvero, un po’ alla The Bridge ma ovviamente senza marca (e ciò non la rende certo di più baso valore, soprattutto per quel che ne viene fuori dopo). La porto a casa, la apro e ci trovo dentro un bigliettino di auguri fatto a mano con su scritto “Mama - 11 august 1984” insieme a un fiorellino colorato, nella tasca interna, piccolino e fatto coi pennarelli. Carino…e coincidenza sulle coincidenze, è pure la data di nascita della nostra Squirt&Soda SquirtLetizia

…quando si dice squirt is pure vintage!!!

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Just Another Erotic Sagra

…questa non è una vera e propria recensione, perchè il libro non l’abbiamo ancora letto ( non lo abbiamo voluto leggere), ma essendo venute a conoscenza dell’esistenza di questa nuova autrice, abbiamo voluto intanto segnalarvi i titoli perché…eh beh, il perché tosto vi delucideremo!

Io ti guardo
Io ti sento
Io ti voglio

la nuova nuoverrima trilogia soft porn della letteratura italiana scritta niente popò di meno che da

Irene CAO

Dopo avervi buttato giù tre bei petardi così più un mortaretto spaccatimpani, dobbiamo fare una piccola premessa: è vero, detto proprio da noi stesse medesime, che non si dice mai “non mi piace senza aver prima assaggiato”, solo che questo mette veramente a dura prova la volontà del lettore, confessiamolo! Confesso di esser andata dal nostro spaccino di libri per vedere come tirava aria, quando mi trovo in pole position questo primo volume, Io ti guardo, che aveva in tutto e per tutto l’impaginazione tipica da trilogia di 50 Shades (e per chi non sapesse come la pensiamo a riguardo, leggetevi qui le recensioni della nostra SquirtViola, assai impavida lettrice). E ovviamente, dalle informazioni che ho potuto reperire dal web, il libro non tradirebbe le aspettative!

$(KGrHqIOKiwE308Cw)MEBN-NCJiw0g~~_35Leggo infatti che proprio in questi mesi estivi è uscita l’intera trilogia e che, come prevedibile, si tratta della solita boiata di romanzo femminile, della solita tipa sulla trentina, frustrata sessualmente se non affetta da zitellaggio precoce, che c’ha le sue beghe perché non si sa godere la vita, è stitica, gli si incarniscono le unghie e al lavoro non se la caga nessuno. Ah leggo che questa c’ha anche problemi col cibo, toh. Poi incontra uno, in questo caso chef, che la ribalda come un calzino in tutti i sensi possibili e immaginabili.

Ci metti una cornice trita e ri-trita, toh… leggo infatti che i tre volumi hanno altrettante ambientazioni diverse, uno a Venezia, uno a Roma e uno a Stromboli. Chiaro, perchè per lo meno son posti che anche all’estero son conosciuti, fusse che fusse che diventi famosa all’estero…

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Ora, volevo riportarvi uno stralcio di intervista all’autrice ed insegnarvi la dura ma soddisfacentissima pratica della parafrasi a modo mio, ovvero estrapola il vero significato di una frase; di seguito, la traduzione a parole povere in corsivo:

“Lo definirei un erotismo romantico, non mi piace definirmi post porno, nel primo volume Elena è una ragazza molto incerta, indecisa…”

(insomma c’ho messo dentro un po’ di sospiri ma anche parecchi pruriti intimi, queste etichette contano poco tanto è sempre la stessa zuppa, e nel primo volume Elena è una fiha diaccia, e anche stitica..)

“Inizia così per Elena una vita del tutto diversa rispetto al suo tenore usuale, ogni sera ha un amante diverso, va sempre in discoteca, fa una vita mondana (…) Dopo avere attraversato un numero abbastanza cospicuo di amanti che non le danno più piacere, Elena sarà vittima di un grave incidente, in seguito al quale Leonardo avrà un ruolo molto importante, fondamentale nel risveglio fisico e psicologico della protagonista.”

(per un certo periodo Elena comincia a darla a destra e a manca senza distinzione alcuna, tutte le sere la dona a uno diverso, va sempre fòri e se la tira di bruttissimo .. Dopo aver fatto il giro di tutti gli uomini dai 16 ai 70 anni di tutta la zona, tanto che alla fine non ne poteva più, Elena avrà un incidente e qui c’entra nel mezzo il figo di turno, che sarà importantissimo per la riabilitazione psicologica e soprattutto del basso ventre della solita zoccoletta repressa di turno)

Se poi volete saperla tutta, dall’intervista che ho letto (per la versione integrale cliccate qui) si trapela anche una certa presunzione della signorina CAO nel paragonarsi alle grandi firme femminili della letteratura mondiale di sempre, dalla Virginia Wolf alla Brontë passando per la signora delle Camelie di Dumas.

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LA TU FIA Cao s’atteggia

Lei, che di cognome fa Cao.

Io lo so che sei nata a Pordenone e che a casa tua Cao magari è un cognome comunissimo e privo di qualsivoglia doppio senso, ma qui oltre ad averne uno bello chiaro per lo meno in terra tuscia, si tratta oltretutto di un lemma dal suo cacofonico abbestia, anzi toh, CAOfonico…

…se poi ci metti per giunta tutto il resto oltre al nome dell’autore…

no, non credo proprio di leggerlo. Anche se non si dice “non mi piace senza aver prima assaggiato“, io personalmente se mi danno una polpetta di mòta (vale a dire fango) impanata di forfora, mi sento libera di dire

“che schifo. Ma anche No!

...e per giunta, si fa anche le foto scoglio rompendosi le caviglie

…e per giunta, si fa anche le foto scoglio rompendosi le caviglie

 

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Cani Randagi

Buongiorno Squirtini,
Vi sono mancata???? Spero di si, ma mi siete mancati sicuramente più voi!! Come state? io sono stata un po’ a riposarmi in quel di Marina di Bibbona, e stranamente mi sono portata dietro più libri che vestiti!!! Sempre in stretta collaborazione con la Biblioteca Comunale di Montaione, ho preso in prestito vari libri, uno dei quali è quello che vi voglio recensire oggi , per continuare l’opera sulla settimana della lettura.

Cani Randagi

Il libro in questione si intitola “ Cani Randagi” di Roberto Paterlini, e non è una novità del 2013, ma ha vinto il premio letterario “La Giara” lo scorso anno, e sinceramente l’avevo preso solo per essere sicura di non finire in astinenza da libri, ma appena ho letto la seconda di copertina ho capito che mi ero imbattuta in una perla rara.
Il libro che abbraccia tre determinati periodi storici (dal regime fascista, passando per gli anni ottanta e finendo ai giorni nostri), parla di tre storie d’amore molto diverse tra loro, ma con il segno distintivo di essere piene di difficoltà, come possono essere solo le storie dove si ama una persona dello stesso sesso.
Vi dice qualcosa la parola ARRUSO? Sinceramente prima di leggere questo libro, a me non diceva niente, ma visto che siamo qui, vediamo di capirla insieme…..Arruso è un termine siciliano, che indica il “femminiello”, “il passivo”, insomma colui che nel rapporto lo prende e quindi più frocio dell’altro…… ( oh signore……perché non è possibile capire che non ci deve essere la distinzione uomo donna all’interno di un rapporto…perché , perché siamo ancora così ottusi????)

Scusate, ma devo stringere i tempi , perche’ questa cosa mi disturba e mi dispiace starci troppo ( la definizione viene data all’interno del libro dallo stesso protagonista) ….Insomma per farla breve nella Sicilia degli anni 30 al confino ci finivano solo gli arrusi, gli altri no, perché il sistema malato ( che ancora oggi non è guarito), chiudeva un occhio sul maschio, ( colui che veniva trovato “attivo”) perché di donne disponibili non ce ne erano ( stiamo parlando della Sicilia, dove solo da poco hanno smesso di mettere alla finestra il lenzuolo macchiato della verginità della sposa) e quindi era considerato un passatempo innocuo per scaricarsi!!! Per tutti gli altri che secondo il regime erano malati e deviati, la cura era solo il confino per riportarli sulla retta via o magari al suicidio, che forse era anche meglio così si poteva far finta di non aver mai avuto un figlio finocchio.

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“Era incastrata tra due cassetti. Ci pensi? Potrebbe essere lì da anni”, disse Federico con gli occhi che gli volevano uscire dalle orbite, luccicanti ed entusiasti come se fossero stati davvero di fronte a un tesoro. Catania 1987, riportava la scritta a biro sull’’etichetta appiccicata al lato lungo dell’audiocassetta, ingiallita e staccata ai bordi. “Perché tutta questa eccitazione?” smorzò la sua euforia Giacomo concedendogli appena la coda del suo occhio, con il solito fare particolarmente concreto della mattina appena sveglio. “Sarà solo una compilation di schifosa musica anni 80″.

Il libro quindi come vi ho lasciato intendere parla nella prima parte degli anni 30 nella Sicilia fascista, si sposta poi nell’Italia degli anni 80 piagata come il resto del mondo da quella malattia che all’inizio era considerata un flagello solo per gli omosessuali e si sposta infine negli anni 2000 dove un giovane ragazzo crede di essere di fronte ad un mondo diverso, che però, poi tanto diverso non è dal secolo scorso…..

Non vi dirò altro sulla trama….ognuno è libero di leggerlo e di trarne gli insegnamenti che crede….

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io vi posso solo dire che mi incazzo sempre troppo, davanti alla stupidità umana di non riuscire a capire che l’amore e’ amore sempre e comunque, e spero sempre di riuscire a vedere prima di tirare le cuoia, ogni tipo di amore accettato e condiviso da tutti!!

Sogno secondo voi?

Lasciatemi dunque sognare in pace…….
Ps: non sono nessuno io…..e conterà ancora meno il fatto che voglia dedicare questo articolo alla memoria del ragazzo di 14 anni che si è suicidato nella notte tra il 7 e 8 agosto a Roma , sfiancato dal fatto di essere omosessuale e non accettato….ma nel mio piccino voglio dire solo una cosa……VI PREGO FACCIAMO IN MODO CHE COSE COSI’ NON SUCCEDANO MAI PIU’!!!

Alla prossima

Squirt Vio

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Da Quando A Ora

L’altro giorno son tornata in biblioteca dopo qualche tempo, avevo da riconsegnare un libro e soprattutto le mie scuse…perché se non lo sapete, io sono sempre in terribile ritardo nel riconsegnare i prestiti in biblioteca, sempre stata. E’ matematico, lo leggo, e subito dopo viene inglobato dalle scartoffie e mille altri gingilli di casa, mi si va a infilare nel dimenticatoio e addio Ròsa! E non pensate con le videocassette di un tempo fossi stata più puntuale nelle riconsegne! Ho smesso di prendere a noleggio i film in vhs e poi dvd con la schedina, al distributore automatico di sogni da celluloide, perché tutto il credito veniva scalato sui ritardi…finché un giorno, i cyber dio creò lo streaming!

Mentre son lì a far la contrita, intanto vado a vedere sullo scaffale delle novità…e comincio a sfogliare le quarte per vedere quale libro potesse attirarmi di più. Ne afferro uno con inserto speciale: c’è anche un cd allegato, l’autore .. beh l’autore non poteva certo non attirare, dato che è quel gran mostro poliedrico di Giorgio Faletti. Lo apro, e vedo la dedica:

” a tutti quelli che, almeno una volta nella loro vita, hanno provato un brivido ascoltando una canzone”. E’ il mio. E’ di tutto. Perché non esiste al mondo una persona insensibile alla musica.

Da Quando a Ora

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Da Quando a Ora è l’ultimo libro, uscito a fine novembre scorso, dall’artista che si è cimentato davvero in tutto, il Giorgio Faletti che la mia generazione ha visto nei panni dell’irresistibile Catozzo Vito fino a farsi stupire sentendolo cantare, ascoltandolo come cantautore e infine, meravigliandosi leggendolo. Suddiviso in due parti, il Quando e l’Ora, questo libro è un’autobiografia in chiave musicale: la musica, ispiratrice o come prodotto finale del suo genio creativo. C’è di tutto, e c’è tanto in cui molti di mia conoscenza me incluso potrebbero riconoscersi…del tipo:

“…sapevo strimpellare la chitarra con la quale ero in grado di eseguire, prendendomi i miei tempi, La Canzone del sole di Battisti, l’unico brano che faceva parte del mio repertorio. Ho deciso di impegnarmi ad abbreviare quei tempi e ampliare quel repertorio. … Sono entrato a poco a poco nel mondo malinconico degli accordi in minore, nella sonorità tonificante del Sol e del Re e, quando ci sono riuscito, nella gratificazione degli accordi che prevedono l’infausto barré, una posizione delle dita talmente innaturale da far pensare che sia stata inventata dal Marchese de Sade.”

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C’è la musica che fa venire i brividi a tutta Casa Squirters…

“è di colpo che così la mia generazione si è trasformata, sotto gli occhi esterrefatti di quella precedente. Una genia di alieni con i capelli lunghi e le camicie a fiori, ragazzi che chiamavano musica un devastante insieme di batteria e chitarre elettriche. Che, alle orecchie di persone che avevano interpretato il valzer o il tango come una professione di fede e seguito Natalino Otto come il suo profeta, risultata un fracasso insostenibile.”

Ci sono momenti in cui la vita di Faletti si è incrociata con quella di altri artisti, e ci sono le dovute citazioni-tributi…

Fabrizio+De+Andr+faber“…come diceva Faber, sono libero di dare buoni consigli perché non ho più il fisico per dare i cattivi esempi

E poi, c’è la frattura fra il quando e l’ora: il momento in cui, dopo il successo al suo esordio come scrittore, la sua vita si mette in pausa. E la narrazione pure, tanto da riprendere e non essere più la stessa…

Potrei andare oltre a raccontarvi le sua cose, ma forse è meglio che ve le facciate raccontare da lui, che è meglio. E io vi consiglio a ogni modo di leggervi tutto il libro, compresi i testi delle sue canzoni interpretate da vari artisti e diverse voci. Leggetele nel silenzio così che le sue parole diventino musica. Come poemi. Poi, date il via al cd. Grazie geniaccio…

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L’Acustica Perfetta

Un’altra autrice che mi piace leggere e seguire nei suoi lavori in genere è la cara Daria Bignardi, che da quando l’ho vista ospite dalla Parodi e ho sentito che la bacchettava sui tacchi mi ha conquistato il titolo di squirt pure lei, anche se già mi piaceva molto sia come giornalista che come conduttrice di programmi poco berciati e di un certo tipo di contenuto. A ottobre scorso è uscito L’Acustica Perfetta, ultima sua produzione narrativa che finalmente sotto al sole son potuta riuscire a leggere.

L’Acustica Perfetta

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L’Acustica Perfetta è l’epilogo della storia di Arno e Sara, che hanno avuto e vissuto tutto insieme senza mai aversi ed essersi conosciuti al 100%. Arno e Sara, dal timido amore estivo durato qualche settimana ai primi anni della loro adolescenza, fino agli anni di un matrimonio arrivato a un necessario punto di evoluzione. Stare insieme da una vita senza mai essersi voluti scoprire e mettersi in gioco veramente, fin quando tutto diventa insostenibile. Arno è un concertista, di quelli con la C maiuscola, e ama sua moglie Sara, con la quale condivide una casa e tre meravigliosi bambini. Sara è una mamma premurosa, modello. Mamma e basta per sua scelta. Ma con qualche ombra nel suo passato, e con attimi cupi anche oggi. E poi ci sono i nonni, colonne portanti e spalle solide su cui poter contare, e tre bambini dalla mente adulta: tutti insieme assistono, da parte, all’evolversi di tutto.

“Al desio di chi t’adora ceder deve un fido amor”

Calcolando tutte le volte che ho riniziato la frase per farvi questa recensione, posso dirvi che non è semplice parlare di questa coppia di cui se ne trova traccia ne L’Acustica Perfetta, non è semplice per niente se non si vuol cadere nei luoghi comuni o nelle frasi fatte sulle coppie che poi, a un certo punto, scoppiano. A volte per colpa di lei a volte per colpa di lui. Come se ce ne fosse solo una di parte ad aver colpe. Per quel che posso dirvi, senza rovinarvi la lettura, c’è un po’ di tutto, l’annientamento personale, le bugie vecchie di vent’anni, l’infelicità e la noncuranza. C’è sopravvalutazione di sé e di sé dentro la coppia.

C’è un epilogo. Positivo.

A voi la scelta, se per voi dopo aver letto di questi due personaggi, sia positivo il ritrovarsi o il congedarsi definitivamente.

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Due parole personali sul libro? Sì, ma molto in breve…mi è piaciuto, mi ha distrutto, mi ha fatto fare delle domande e mi ha fatto promettere, a me stessa, di non commettere mai quei passi falsi. Lo leggi e passi insieme ad Arno tutte le fasi della separazione e del suo stato d’animo. Prima la disperazione, poi la rabbia, infine la depressione. E a mano a mano che scopre qualcosa, la scopri anche tu, e inizi ad avere il quadro più completo di questa disarmonia di coppia mascherata da routine. Finché un giorno, non fai quel famoso 2+2 e arrivi all’epilogo. For good.

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Mille Splendidi Soli

L’estate è fortunatamente anche tempo per dedicarsi un po’ a sé, per riprendere in mano quelle questioni restate aperte durante l’anno, per dedicare spazio più lungo alle proprie passioni, per riprendere in mano libri che non avevi avuto modo di sfogliare ancora. Come è capitato anche a me, che mi son finalmente dedicata alla lettura di un libro che mi era stato regalato per Natale da un parente che, fervido lettore, mi regala sempre dei grandi autori. Fu lui che mi regalò a 15 anni il primo successo di Tabucchi, lui che mai fallisce. E che quest’anno, mi ha regalato, sempre senza smentirsi, un’opera meravigliosa. Nato dalla penna del celebre Khaled Hosseini, portato alla fama mondiale dal suo primo sforzo letterario “Il cacciatore di aquiloni”, è un libro uscito ormai nel lontano 2007 ma che è sempre presente negli scaffali di librerie o supermercati anche oggi.

Un libro fatto di donne. Diverse. Uguali. Legate a doppio filo.

Mille Splendidi Soli

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“Non si possono contare le lune che brillano su suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro ai suoi muri.”

Saib-e-Tabrizi, poeta afghano del XVII secolo, su Kabul

hosseini_1cf71fadb69cbf3862f17b6b68fff263Hosseini è un afghano figlio di diplomatici, nato a Kabul nel’65 ed esiliato negli USA fin dal lontano 1980, proprio all’ingresso dei russi nel suo paese. Nel 2003 scrive il suo primo successo mondiale, che come dicevamo con la SquirtLetizia qualche giorno fa, dato che io non l’ho ancora letto, è un libro assolutamente da avere nella propria mente e nella propria libreria personale. E quattro anni dopo, continua a dimostrarsi uno degli autori contemporanei più apprezzati in tutto il mondo.

Mille splendidi soli racconta parallelamente la vita di due donne, Mariam e Laila, nate in due periodi diversi della storia del proprio paese, dalla grande Kabul alla piccola kolba di campagna, dai primi anni 50 fino alla ribellione talebana dei nostri tempi. Due bambine nate da due famiglie di posizione e situazione diversa, due donne dalle speranze di amore e di vita, due donne unite dalla stessa sventura: l’essere donna in Afghanistan.

Leggere di loro mi ha riportato alla mente le difficoltà dell’essere una donna, per giunta studente, per giunta di letteratura occidentale, in quel di Teheran nel bel mezzo degli anni Ottanta. Sì, sto parlando del successo mondiale di Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, anche questo del 2003, tradotto dal bravo Roberto Serrai, ricercatore presso l’Università di Siena alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, ai tempi dei miei studi. Un cervello così, schiaffato nella peggior condizione di precariato. Piove sempre, sempre sul bagnato. Ma come direbbe Lucarelli, questa è un’altra storia.

Hosseini, raccontando di due dei mille splendidi soli di Kabul, ci racconta di cinquant’anni di condizione femminile nel disastrato Afghanistan, fra le percosse e i divieti religiosi e di costume, fra i calcinacci e le mutilazioni di guerra. Due splendidi soli grati comunque di vivere la vita che gli è stata concessa, nonostante la violenza fisica e psicologica, due splendidi soli che irradiano amore e speranza.

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Nonostante tutto.

Leggetelo, e sarete orgogliose di essere fimmine.

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Idilli d’Estate

Incuriosita da questa piccola grande donna che ho sempre visto con sigaretta in bocca e gatto siamese fra le braccia, mi ero già affrettata a cercarne qualche perla di saggezza che qualche tempo fa postammo nella nostra sezione de Les Citations. Patricia Highsmith, scrittrice americana di grande fama e dalla lunga produzione letteraria, è l’autrice del libro che volevo segnalarvi oggi, oltre ad essere l’autrice di Sconosciuti in Treno, che ha ispirato l’hitchockiano (si legge iccecocchiano) L’altro Uomo, e ad aver creato il personaggio farabutto e manigoldo di Tom Ripley. Sì, quello del Talento di Mr. Ripley. Luilì.

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Avendo già avuto qualche assaggio sulla sua prosa più celebre, mi sono voluta addentrare cercando qualcosa di meno conosciuto di sua produzione, quando ho scoperto che la nostra biblioteca comunale aveva da offrire Idilli d’Estate, titolo originale Small g: A Summer Idyll. Non potevo non prenderlo. Uscito nel 1995, a questi non so se postumo alla sua dipartita oppure no, è l’ultima sua produzione, e tratta di un tema a lei sicuramente caro. Perché l’impavida scrittrice statunitense di base in quel del canton Ticino, non ha mai fatto mistero delle sue preferenze sessuali nonostante fosse vissuta in un tempo ben più cupo in materia rispetto ai giorni nostri. Anche se si potrebbe fare molto, ma molto di meglio. Ma anche questa è un’altra storia.

idilliIdilli d’Estate è ambientato nei primi anni 90, a Zurigo, nella tanto avanti Svizzera, così avanti ma così avanti che a leggere quello che probabilmente di norma accadeva a quei giorni ti fa non c’è che dire un bell’effettuccio. I fatti ruotano tutti intorno a questo locale, il Jakob’s o meglio conosciuto, anche nelle guide della città dell’epoca, come Small g, modo in cui si identificavano i locali con frequentazione gay. Al Jakob’s si intrecciano le vite di amici e nemici, si parlotta alle spalle della colorita combriccola che festeggia al tavolo accanto, si sogna, ci si difende dagli sguardi biechi e si cerca, fin dove ci è concesso, di vivere la propria vita in libertà. Ricky, grafico pubblicitario quarantenne che ha subito un lutto recente, il compagno accoltellato in un vicolo fuori dal locale, stringe amicizia con Luisa, una giovane apprendista sarta presso l’atelier della torva Renate. Renate è una manipolatrice, becera e pure bigotta, che tiene sotto le sue grinfie la sventurata Cenerella Luisa e si approfitta delle menti malleabili altrui. Un mostro.

Mi è piaciuto il libro? Difficile da dire, o meglio, sì, il libro mi è piaciuto, ma i sentimenti che mi hanno pervaso sono molteplici e questo va detto. Intanto, mi è sembrato molto difficile immaginarmi una situazione di avversità nei confronti della realtà omosessuale nella moderna Svizzera, perché stiamo comunque parlando degli anni 90 e non del tardo Medioevo. Ve la dico proprio tutta, quando la SquirtViola si è offerta di riportarmelo in biblioteca lei stessa in cambio di poterlo leggere anche lei, e mi ha chiesto:”Allora? Com’è?“, le ho risposto di getto così…

“Vio, è difficile a dirsi. Non ti voglio dire nient’altro perché rischio di rovinartelo appena apro bocca. Ma ti dico solo, che la chiave di lettura che dovresti avere col libro davanti è quella di cercare di vederlo in chiave almodòvariana. Tu mentre lo leggi, prova a dargli le tinte forti e i colori sgargianti del buon Pedro. Piume di struzzo e storie di abusi, fisici e psicologici. Avversità e ironia. Allora lo amerai!”

…e in fondo è quello che vi consiglio io, con la speranza che nessun scrittore oggi scriva più della sua epoca contemporanea nel modo in cui lo fece la Highsmith, perché vorrebbe dire che non ci siamo evoluti intellettivamente proprio un’emerita cippa.

Cara Patricia, i tempi sono un bel po’ cambiati da quando te ne sei andata, ed è anche grazie a te che sono migliori. Perdona se c’è ancora qualcuno al mondo (pochi e contan pure poco, sono un niente) che non capisce quanto sia bello sapere che ognuno in terra è libero di potersi esprimere e vivere per ciò che è e ama, ma ci stiamo ancora lavorando.

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Ferragosto in Giallo

Buongiorno Squirtuzzini adorati,

come annunciato ieri, diamo voce al secondo giorno della settimana della lettura, recensendovi un altro libro che mi è assai piaciuto leggere in questi mesi estivi. Questa volta si tratta di una piccola selezione a cura della casa editrice che ultimamente mi svela le migliori chicche letterarie, infatti sotto l’ala protettiva della Sellerio escono fior fior di autori di cui vi abbiamo già molte volte parlato, dal caro Camilleri fino al nostrano Malvaldi (ora, nostrano sì ma con moderazione, sempre pisano tu ssei Malvaldi, gaò!). Come già era successo per Un Natale in Giallo e per Capodanno in Giallo del 2011, la Sellerio per questa estate aveva riproposto la geniale formula: chiedere ad alcuni dei suoi scrittori di scrivere un breve racconto da aggiungere ad una raccolta. Temi in comune richiesti, un morto - o qualsiasi altro misfatto - e l’estate. E se poi c’hai le penne giuste, il successo è garantito.

Ferragosto in Giallo

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Uscito all’inizio della calura estiva, il libro raccoglie varie storie scritte da Camilleri, Malvaldi, Manzini, Recami, Costa e Giménez-Bartlett, che con il solo ausilio di qualche pagina, narrano ognuno un piccolo episodio relativo alla propria creatura letteraria prima. Come Montalbano sta a Camilleri, i nonnetti del BarLume stanno a Malvaldi, fino alla piacevole scoperta del nonno rock di Recami. Vi riassumo in pochissime frasi per uno, ognuno dei brevi racconti, sperando che vi piaccia anche la versione “corto” di questi bravi creatori narrativi.

imagesNotte di Ferragosto - Camilleri
Nottata in spiaggia sotto la casa con la terrazzina più bella di tutta Marinella, cuddrironi e bisboccia al chiar di luna e all’umido del bagnasciuga di notte. Coperte … e catafero!

Azione e Reazione - Malvaldi
Carte, sambuca e beghe di lavoro al bancone del bar. Clienti pallosi, sigarette elettroniche … e sigarette scroccate!

Le Ferie d’Agosto - Manzini
Rapina in banca la settimana di Ferragosto, puzza di montatura contro il tanto, tanto sospirato profumo di fritto misto di pesce

Ferragosto nella casa di ringhiera - Recami
La sorpresa più grande di tutta la raccolta: il De Angelis, nonno rock single nella casa di ringhiera, nella bassa milanese in un condominio deserto. E poi, l’apparizione e la fuga.

Lupa di Mare - Costa
Enzo, detective privato palermitano in ferie dall’altra parte dell’isola, a Menfi. In ferie col fisico ma non con la mente: vacanza enogastronomica e fame lupa, come la lupa di mare.

Vero Amore - Giménez-Bartlett
Come poter risolvere un caso di omicidio quando l’indagato principale è uno che di solito si trova nel ruolo di indagatore? Difficile scisma fra l’essere un agente e allo stesso tempo marito della vittima…

…e se vi saranno piaciuti come me, guardatene due insieme cliccando su questa immagine!

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Una Voce di Notte

Buongiorno Squirtuzzini adorati!
Iniziamo la settimana con una bella recensione che possa esservi di ispirazione per legger qualche riga in più…sì perchè l’estate sarà pure agli sgoccioli e troppe sono le letture che ancora dobbiamo fare, ma è anche bello potervi invitare a leggere qualcosa che ci è piaciuto assai e condividere con voi le nostre letture estive preferite!Ed ecco quindi che lascio che sia il summo maestro siculo, sì, ancora una volta lui, ad introdurvi alla questione del libro che mi appresto a recensirvi…

” Che paìsi era quello indove un ministro era stato ‘n carrica ‘na vota aviva ditto che con la mafia bisognava conviverci? Che paìsi era quello indove un senatore, connannato in primo grado per collusione con la mafia, si era riprisintato ed era stato rieletto? Che paìsi era quello indove un deputato regionali, connannato in primo grado per aviri aiutato mafiosi, viniva promosso senatori? Che paìsi era quello indove uno che era stato ministro e presidenti del consiglio ‘na gran quantità di vote, aviva avuto riconosciuto in via definitiva, ma prescritto, il reato di collusione con la mafia e continuava a fari il senatore a vita?”

…Eh…ci piacerebbe saperlo anche a noi, caro Camilleri…purtroppo anche tu ci lasci la questione aperta nel tuo…

Una Voce di Notte

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Una Voce di Notte è una delle tante avventure che vedono protagonista il nostro caro eroe commissario, il Salvo Montalbano che tutti e parecchio in special modo (e senza mistero alcuno) anch’io amo, episodio uscito lo scorso novembre 2012, che come tanti altri intreccia le vicissitudini romanziere con elementi reali sulla nostra Italia. In questo episodio della saga di Montalbano, c’è infatti sì un misfatto che vede occupato tutto il team di collaboratori di Montalbano, ma ci sono delle sacrosante verità e riflessioni che a quanto pare, purtroppo, facciamo solo noi. Mentre chi dovrebbe farle, manco gli scrupoli ha. Figuriamoci le riflessioni.

Non voglio in realtà dirvi di più sulla trama dell’episodio in sé perchè non voglio rovinarvi proprio niente, ma vi raccomando forse ancora più forte del solito, di procurarvi qualcuno degli scritti di Camilleri, perché veramente non si può starne senza. Non ve lo so spiegare, voi iniziate le letture e poi capirete. Vi lascio solo con l’ultima citazione, una conversazione che intercorre fra Montalbano e il suo retto amico e giornalista senza macchio Nicolò Zito:

 

Montalbano: “Nicolò, la stampa in quanto giornali non servi a nenti. L’Italia è un paìsi con dù milioni di analfabeti totali e il trenta per cento della popolazioni che sapi appena fari la propia firma. I tri quanrti di quelli che accattano i giornali, si leggino suli i titoli che spisso, e questa è ‘na bella usanza tutta taliàna, dicino ‘na cosa opposta a quello che dici l’articolo. I pochi che restano, ‘n’opinioni già se la sono fatta e s’accattano il giornali che esprimi le loro opinioni”

“Per quanto arriguarda la stampa” fici doppo un attimo Nicolò “potrei essiri in parti d’accordo, però ammettererai che la tilivisioni se la taliano macari l’analfabeti!”

“E infatti i risultati si vidino. Le tri maggiori tilivisioni private sunno di propietà pirsonali del capo del partito di maggioranza e dù riti della tilivisioni di Stato hanno a capo òmini scigliuti dal capo del partito di maggioranza. Eccoti come si forma la tò bella opinione pubblica!

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Dammi retta, palle, leggi che ti fa bbòno.

 

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Sweet Cravings: Change Is In The Air

…dedicato a me, che prima o poi dovrò accettare l’alternarsi ovvio delle stagioni…

Cos’è che ti fa sentire a fine agosto, quel lieve sentore di giramento di zibedei, cos’è che ti fa desiderare la Nutella quando ancora manca un mesetto alla fine dell’estate?

E’ qualcosa che è nell’aria, e di cui, se stai un pochino attenta, tutto intorno a noi lo anela…son le prime fottutissime piogge estive che si abbattono con violenza sui nostri colli, che rendono l’acqua di piscina gelata, temprante. Un po’ come a dire, “bada bene mimmi icche t’aspetta“. E’ quella brezza molesta sul bagnasciuga che quasi quasi ti farebbe metter su la maglietta anche in spiaggia. E’ quel golfino maledetto che devi iniziare a portarti dietro la sera quando esci.

E’ la menta votata all’inesorabile fioritura, noncurante dei tuoi continui tagli moda per mojito: “bada ciccio, che fra poco la stagione del mojito finisce“. E’ il basilico, privato della sua verve dalle troppe giornate di calura vera.

E noi giù a sfoltire, tritare, imbarattolare: le prime scorte per l’inverno. Sì, perchè all’inverno dobbiamo pur iniziare a pensarci, e se non vogliamo andar giù pesanti di depressione culinaria e gustativa, qualche scorta dovremmo pure organizzarci a stoccarla.

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Forse è proprio da qui che scatta il vero e proprio passo primo del cambiamento, dell’invertimento inesorabile della tendenza meteorologica. Forse risiede veramente nel primo sentore di bisogno di cioccolata, o almeno così succede a me. Tre, quattro giorni in anticipo dalla prima, vera dispettosa perturbazione estiva, ecco martellarmi nel cervello l’idea costante del lurido cioccolatoso. Sarà quel non so che di sensitiva che c’ho addosso che me lo fa prevedere. Vai a sapere.

E mentre iniziamo a pensare al modo migliore per conservare pomodori, fare incetta di erbe aromatiche assolutamente irreperibili in inverno, e stipiamo tutto nel congelatore e sulle mensole, il tutto chiuso in barattoli e barattolini, etichette colorate e tappi a quadretti…ecco che ti accorgi di qualcosa di anomalo: alzi gli occhi al cielo, e ti accorgi proprio in questi giorni,

quanto è strano vederci quelle macchie bianche e burrose, dal bianco al grigio più plumbeo.

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Non c’è niente, niente che mi consoli da questo cambio stagionale. Forse solo l’esserci dentro fino al collo, con cappotti e sciarpe, potrà consolarmi, quando ormai me ne sarò fatta una ragione e avrò la mente già proiettata alla bella stagione a venire.

Direte, le giornate si fanno più piacevoli. A me e agli animali dal sangue freddo come me e la SquirtLetizia piace l’afa.

Direte, sì ma a fine estate crescono i porcini e a seguire, un’intera serie di delizie del sottobosco. Non li riesco a vedere. Ormai nemmeno il paniere di vimini mi porto più dietro in bosco, tanto non li trovo.

Direte, sì ma dai che finalmente possiamo tornare a passeggiare senza la calura. A me le lunghe passeggiate piacciono solo sul bagnasciuga. Possibilmente al Morro. Figuriamoci.

Tutto ciò mi rattrista assai, e mi rattrista pure il fatto che sian proprio tutti tornati dalle ferie d’agosto e che da due giorni a questa parte in giro ci sia la solita infernale bolgia in ogniddòve. Aaaaah quanto si stava bene in controtendenza, niente fila alla cassa, parcheggi in prima fila sempre liberi…

 

Can’t help it, a change is gonna come

 

 

 

 

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La Squirt-Balneante - Vol. II

…e per ritornare sull’argomento, continuiamo col nostro occhio vispo a scandagliare le spiagge italiche, che tanto tutto il mondo è paese e sono sicura che in queste righe ci troverete qualcosa o qualcuno che avrete visto o vissuto recentemente, proprio a due passi dal vostro asciugamano… Purtroppo la vicinanza da balneante a balneante nonostante i prezzi proibitivi si è decisamente ristretta, vuoi per l’aumento della popolazione (o un s’era il paese dei vecchi?), vuoi perchè i resorts toccano a pochi…vuoi perché c’è più stabilimenti balneari che balneanti! Come ti giri ce n’è uno, col suo bagnino dal palestrato al vecchio lupo di mare, con i suoi orridi ombrellonacci tutti in tinta e le sdraio di corredo. Vuote.

Una stesa di ombrelloni senza occupanti mentre fuori dalla cordicella di confine il mondo impazza.

Propongo a questi punti una scelta intelligente per ovviare all’abuso delle concessioni per gli stabilimenti balneari, tenendo comunque a cuore l’occupazione dello sdraista o bagnino: ma perchè invece di piazzare ombrelloni &co. a mò di schieramento militare davanti al bagnasciuga, non li noleggiate da chiusi? Uno arriva, ti chiama e ti dice “voglio un ombrellone, me lo piazzi qui? Ah, mettici anche due lettini sotto. Quant’è??“. Sarebbe senza dubbio un mondo migliore…

Ma siccome non è così, capita di vivere in pieno una giornata intera coi propri vicini, completi estranei di cui però, in una giornata, fra una lettura e un bagno, ne conosci un pezzettino…e ne puoi veder delle belle…

Capita infatti di trovare sulle nostre spiagge vere e proprie tipologie di balneanti, suddivisi in sottocategorie e intersecati fra loro. Del Tipo…

La Famiglia Brambilla

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Intramontabile classico dell’Italietta che va in vacanza, è una categoria storica che affonda le sue radici nel secondo dopoguerra e che, nonostante cambìno i tempi, si adatta e si plasma con l’epoca corrente, ma resta sempre e comunque l’allegra famiglia Brambilla che va in vacanza. Monta tutto sull’utilitaria, frigo vintage GiòStile peso 46,300 Kg, 2 figli sotto i 10 anni, racchettoni, gonfiabili e balocchi vari. Lettino, sdraio, 2 asciugamani per uno e costume di ricambio. Perché il costume intero alla bimba non glielo lasciare addosso da bagnato, fosse mai che prende una congestione a 40°C e a stomaco vuoto. E’ la famiglia per cui:

- si fa il bagno dopo 3 ore dai pasti, anche fosse una mentina

- ci si increma di SPF 60 anche al 15esimo giorno di vacanza

- non si monta in macchina coi capelli bagnati, anche i bimbi soffrono già di cervicale

La Coppia Anni 80

Un must delle spiagge, dalla più in alla più out, raggiunge la sua gloria intorno ai primi dei Novanta senza più cedere il passo: lei, con capello vaporoso e costume scosciato che anche se non è scosciato come la tutina di Barbara Bouchet lo si fa diventare scosciato tirandolo su sui fianchi finchè non incontra l’altezza della terzultima costola.

Praticamente un tutt’uno con pezzo sopra, provocando l’ahinoi tristissimo effetto a zoccolo di cammello. La balneante Anni 80 ha un burrocacao SPF dal color fluo e occhiali che manco Tomba nello slalom gigante dell’89. E’ abbronzatissima e untissima, e si aggira trattenendo il fiato alla Mitch Buchanon. Cosa che la accomuna con il suo cavaliere, manzo datato 1969, raggiunse il suo massimo splendore come modello delle mutande Cagi nell’91. Slippino d’ordinanza, si cimenta in riti di riscaldamento manco dovesse competere con Marin ma alla fine fa due bracciate scoordinate e rientra, arenandosi. Mentre lei sta facendo la finta figa sul bagnasciuga, insomma, come da spot Bilboa alle Spiagge Bianche nel ’92. Oh, se non si fosse capito, lo stereotipo fatto coppia. In the Eighties. Non mangiano, bevono solo Gatorade, leggono solo Men’s Health. Anche lei.

La Famiglia Scoglionata

Sottospecie della categoria Brambilla, può sì presentarsi equipaggiata di tutto punto o anche no, perché la cosa che contraddistingue la famiglia scoglionata è la mancanza totale di qualsivoglia serenità relazionale. Laddove lei è premurosa, lui è sciagattone. Se lei è sbadata, lui è un mostro calcolatore. “Hai portato tutte ‘ste stronzate e non mi hai preso gli occhialini?” lui a lei. - “Che cazzo ci farai sempre con quel cellulare in mano?” lei a lui … e via e via, una continua pentola in ebollizione. Lei se ne sta ancora con la maglietta, incattivitissima. Lui la tratta male davanti ai figli, che nel frattempo hanno scatenato un inferno in spiaggia. Ah, già uno, senti senti, sta già piangendo manco fosse riposseduto. Poverini, tutti…

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Il Manzo a Traino

Trattasi di soggetto molto facilmente descrivibile, tant’è che è un superlativo assoluto continuo: abbronzatissimo, palestratissimo, depilatissimo. Non si bagna i capelli perchè è

282797_488698351224781_340280509_nHai perso la strada per i faraglioni nello spot di D&G…da’ retta mimmi, alla donna non piace avere intorno uno più vanesio di lei, nemmeno a quelle parecchio ma parecchio vanesie…scendi dal piedistallo che un ti toccherebbe nessuna da quanto sei unto, forse solo quelle come te, quello bòne solo a guardarle…quelle né bòne a parlare, nè a divertirsi, quelle che se le baci con trasporto…

…è taffetààà!!!!!

La Combriccola

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Gruppo indefinito di ragazzi più o meno giovani dalle 4 persone in su, che non siano già 2 coppie. Il gruppo può produrre l’accoppiamento e scoppiamento di più di una coppia nella sola arcata di una giornata al mare. Il gruppo produce ahinoi parecchio ma parecchio sudicio, che smontando l’accampamento verrà lasciato sulla sabbia. Maialozzi i vostri babbi. Correte al riparo quando si mettono a giocare a pallone o freesbee o racchettoni che dir si voglia, di solito la spiaggia agevola la gozzovigliolezza molesta e la combriccola in frigo ha solo birre (e quello di spalle sta sospettosamente rullando qualcosa), quindi i tiri non saranno certo dei più precisi. Quindi, se non volete gli occhiali stampati in faccia, andate a farvi un giro o in bagno a fare una nuotata.

Lo Stronzetto

hotel-riccione-bambiniLo stronzetto è il bambino più rompicoglioni che esista sulla faccia della terra, e sappiate che andrà al mare proprio il giorno che ci vorrete andar voi, e correrà incessantemente al vostro fianco per tutto il giorno buttandovi la sabbia anche nel naso. Lo stronzetto si butta a mare proprio accanto a voi, con la grazia di una balenottera. Ad acqua fredda, mentre voi siete lì a temperarvi. Lo stronzetto è stronzetto perchè c’ha una mamma e un babbo che glielo permettono di fare, che di solito appartengono alla categoria della Famiglia Scoglionata.

Le Comari da Ombrellone

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Gruppo tutto al femminile composto da tardo zitellaggio o precoce vedovanza, insomma fatto sta, che qui si parla solo e soltanto di cose da comari. La comare è capace di descriverti passo passo la ricetta delle chiocciole in umido la mattina alle 8 e prendersi per i capelli con la sua compagna qualora si rilevassero delle incongruenze fra la sua e la versione dell’altra. La comare ha il costume intero e il pareo, un set completo di seggioline pieghevoli e parla solo e soltanto di:

- ricette tradizionali di quelle più elaborate

- ballo liscio e paillettes della Piera, vistose come poche

- pettegolezzi vari

- gossip travisato letto da fonti tipo DiPiù

E’ una gioia averle accanto, il rischio è cercare di resistere dalle risate. Seguitele anche mentre vanno a fare il bagno, o meglio, si mettono nell’acqua fino a sotto l’inguine, e si bagnano le spalle senza immergersi. Che sia mai che perdiate il discorso e non capiate con chi se la fa di nascosto il figliolo di Nedo, ora che ha chiuso anche il bar.

…aspettiamo nuove ed entusiasmanti categorie…

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La Squirt-Balneante - Vol. I

Buongiorno cari Squirtini,

oggi un articolo protesta, un articolo denuncia, un articolo polemico…insomma, una bella boccata di veleno à-la-squirt!

Una delle meraviglie del nostro bel paese, riconosciute in tutto il mondo e ovviamente condivise da noi, bislacco popolo italiota, sono le nostre invidiabilissime coste. Spiagge dorate e argentee, golfetti conosciuti solo ai naviganti, calette esclusive e lungomari blasonati…tutti praticamente diventati inaccessibili per la persona normale. Prendiamo ad esempio la ridente e pregnantissima di storia località toscana del golfo di Baratti, spiaggia fra le più divine, una cornice disegnata di scoglio e sabbia sbrilluccicosa, pini secolari e pietre etrusche.

Essendo fra le mète più ambite ma non grandissima, la spiaggia di Baratti è letteralmente assalita da bagnanti di tutte le età alla ricerca di refrigerio, che sia per un giorno in stile famiglia Brambilla va in vacanza, con spiaggine-ombrelloni-secchiello-paletta-frigo-polarini-frittatonadiaccia… o per più di un giorno.

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Ora, prima di andare a delineare i tratti caratteristici del marittimo italico, la prima, vera boccata di veleno contro l’amministrazione comunale di Piombino, comune ingordo quanto pochi che sminestra il business in quel di Baratti. Trattandosi di golfo certo non immenso, si è pensato che le salatissime tariffe orarie fossero dovute a un bisogno di restringere il numero di bagnanti giornalieri. Che poi oh, le restrizioni chissà come mai vanno sempre a intaccare le classi più sfigate…insomma oh, a noi non ci vuol proprio nessuno… Ci sono parcheggi, tutti escluso uno, con tariffe inimmaginabili al bagnante con portafoglio normale.

Fino all’anno scorso.

Un paio di domeniche fa, dopo aver programmato la sveglia a un orario inammissibile per raggiungere il golfo a un’ora decente per poter beccare l’ultimo posto macchina aggratis (che sarebbe anche normale. Io ancora non capisco come si possa rendere privata una spiaggia. Demanio tsè, si si…), arrivo mentre ancora albeggia …e mentre faccio l’ultima curva che mi apre la visuale sul parcheggio ambito, a colpo d’occhio m’insospettisco.

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Che abbia fatto troppo presto? Chi?? IO???

Ma non diciamo baggianate. Il parcheggio è semivuoto. C’è del marcio in Baratti.

E come mi avvicino, il sospetto si fa realtà: è a pago, pure questo. La maialacciadellasumammaccianfame…urlo disumano a finestrino aperto, in bauliera il polarino nel frigo portatile trema, il gabbiano a stormo si alza in volo. E giù a elencare tutti gli sproloqui possibili e immaginabili, mentre l’immagine della sveglia accompagnata a quel suono stinfio come pochi mi riscorreva davanti…erano le 6 budellodisumà…insomma, mi c’è voluto più di € 20 di solo parcheggio per stare una giornata a difendere con le unghie e con i denti quei miseri 2 metri quadrati che c’eravamo conquistati così presto che ancora la sabbia era umida dalla nottata…per non parlare poi del vicinato da ombrellone, che a questi punti s’è fatto tardi e ve li devo rimandare al prossimo post…

Morale della favola, ho speso uno stonfo senza potermi godere granché per la calura, per il vicinato troppo vicino, per aver mangiato in fretta e furia quel panino sfigatissimo che mi ero portata appresso occupando un angolo di tavolo in pineta, dato che quella vecchiaccia con la pelle vizza e nera se l’è fatto suo piazzandoci il suo frigo manco fosse a far catering in pineta. E dopo la sgranata epica ci fa pure la bava in pineta, la rospa impermanentata… Meno male ho la ganascia svelta, sennò sai che polemica per avergli buttato due briciole sul tavolo. NON SUO.

Capito?!?!?! No, non è tuo: vuoi il pranzo a sacco? Ok perfetto, portati pure le lasagne e il cinghiale in umido, son cavolacci tua. Ma il tavolo lo usi quando hai voglia di sgranare, non prima e nemmeno dopo a mò di deposito bagagli stazione.

Perché la prossima volta sulla tovaglina a coprire tutto il tuo armamentario ti ci vòto un popone con tutta la sua acquiccia e semi, così poi o ti fai mangià dalle vespe o mangi per la terra come tutti noi sfigati!

E mentre uscivo dal carissimo posteggi avviandomi verso casa, e escogitavo la mossa del popone, passo davanti all’ultimo costruito dei parcheggi davanti al golfo di Baratti, e cosa vedono i miei occhi??? Una piaggia interminabile di posti macchina, alternati a macchinette puppasoldi ogni 10 metri…poi dice oh,

“….eeeh lo fanno per limitare le presenze….”

Sì, le presenze di chi gli pare a loro! Maledetti schifosi, vedrete che prima o poi anche ai pensionati mancheranno i quaini, perchè li dovranno dare tutti ai nipoti per campare, quindi poi c’avrete sì il golfo immacolato, ma anche voi, quaini punti…

…questo non è un pianeta per giovini…

…come si dice in questi casi, i nostri soldi…

SPERIAMO VI FACCIANO BòZZO!

(la famiglia Brambilla sì che se la godeva)

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Una certa di Idea di Mondo

Ci sono due personaggi, di quelli “famosi”, che fanno scatenare in me la stessa sfrenata passione, strappa-capelli, che solitamente mostrano le teenagers ai concerti delle boy bands stile One Direction o al loro tempo, Take That e Backstreet Boys. Di solito queste cose capitano appunto intorno ai quindici sedici anni, a me, che invece non è mai importato niente delle boy bands, capita ora…un po’ fuori età, ma che posso farci, è così.
Il primo è Max Gazzè, protagonista più frequente dei miei sogni, potrei persino dire che sia l’uomo più bello del mondo, il secondo è Alessandro Baricco, “maestro” ispiratore di ogni mia fatica narrativa, (ovvero quando scrivo penso sempre a come lo farebbe lui, anche se poi non mi ci avvicino per niente).

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Dico tutto questo perché, nel parlare dell’ultimo suo libro, so già che non potrò fare a meno che essere di parte, comunque, lucidamente consapevole, di stare dalla parte giusta!!!
“Una certa idea di mondo” non è un romanzo, nemmeno un racconto, ma la raccolta di una serie di articoli che Baricco ha scritto per La Repubblica e nei quali parla di libri, precisamente dei cinquanta libri più belli e più toccanti da lui letti negli ultimi dieci anni.
Il perché Baricco abbia deciso di realizzare questo progetto è spiegato perfettamente, e in maniera un po’ ruffiana, nel prologo, che già di per se vale il prezzo del libro (io l’ho comprato in ebook quindi ho pure risparmiato, godendo in più delle bellissime illustrazioni di Manuele Fior), visto che la motivazione è allo stesso tempo una delle più belle e poetiche massime su cui si dovrebbe fondare l’esistenza umana (l’ho detto che ero di parte): parlare solo di quello che si conosce (e giustamente lui parla di libri), per raccontare cosa si pensa del mondo.

“Mi son ricordato di una cosa che ho imparato dai vecchi: falli parlare di quello che veramente conoscono e amano, e capirai cosa pensano del mondo. […] Io di cose che conosco davvero, e amo senza smettere mai, ne ho due o tre. Una è i libri. Mi è venuta un giorno questa idea: che se solo mi fossi messo lì a parlare di loro, prendendone uno per volta, solo quelli belli, senza smettere per un po’ – be’, ne sarebbe venuta fuori innanzitutto una certa idea di mondo. C’erano buone possibilità che fosse la mia.”

Da qui parte la descrizione dei più impensabili titoli. Si perché se uno crede di trovarci dentro i classici della letteratura si sbaglia, niente Calvino, Flaubert, Hemingway o Celin, quelli lui li ha letti molto tempo fa, ci sono invece testi più recenti, magari che gli sono stati consigliati da amici, vedi “Open”, sulla vita di Agassi, o “American Dust” di Richard Brautigan, testi che non ti immagineresti che ma che in un certo senso raccontano un periodo della storia italiana contemporanea come “Fantozzi totale” di Paolo Villaggio, saggi che svariano dal romanticismo, alla rivoluzione francese, alla filosofia di Leibniz e Spinoza, biografie di personaggi storici come Magellano, Padre Pio, o Glenn Gould.
Certo non mancano anche alcuni autori importanti come Charles Dickens, Jonh M. Coetzee (con Vergogna di cui ne ho già parlato qui), Giuseppe Tommasi di Lampedusa o Truman Capote.
Insomma tanti ed ottimi consigli di lettura accompagnati da sensazioni, ricordi, nostalgie, ed intimi racconti di vita personale dell’autore. Un itinerario letterario che, attraverso i libri, tenta di spiegare una certa idea di mondo: esiste forse cosa più bella?

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Un Covo di Vipere

Recandomi nel giorno sbagliato nella biblioteca del nostro amato paesello, e imprecando davanti alla porta stangata per la mia sete di lettura pulsante, ho dovuto deviare e recarmi dall’altra fonte di libri&libracci, la nostra amata cartolibreria di Paolo&Maria. Entro, e il libro era lì, che mi aspettava. Con un cicchino in bocca e l’indice a batter sull’orologio per lamentarsi del mio ritardo.

Proprio come farebbe il suo inesauribile autore, il siculo e inimitabile Andrea di’CCamilleri. Il mio mito. Il mio grandissimo mito siculo.

Come potevo non fare mia una copia di

Un Covo di Vipere?

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Giuro di essermelo letto tutto d’un fiato, appoggiata a ogni stipite di casa, con gli occhi incollati sopra. L’abat-jour acceso fino alle 2. Come sempre, Montalbano dice amonì, e io lo sto a sentire tutt’occhi. Anzi, scatto sull’attenti come Catarella.

Non voglio rovinarvi niente del libro, perché ovvio che ne raccomando la lettura! Mi limiterò a spiegarvi, che è una storia nata dalla penna del geniale tabagista convinto nel 2004, ma che avendo delle affinità con un altro dei suoi capolavori, La Luna di Carta, l’editore pensò al tempo di congelarlo per potercelo far consumare dopo qualche anno. Un po’ come si fa con un trionfo di pasta con le sarde, di cui abbiamo un tantinello abbondato le dosi…e ce la vogliamo gustare un’altra volta, per riviverne il primo, succulento morso.

Per tutto il resto, consiglio la lettura a tutti i giallisti convinti tanto quanto il Camilleri al tabagismo.

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Prendetevi tutta la calma per leggervelo. Fate entrare in voi il ricchissimo vocabolario siculo che si scorge fra riga e riga, e pazientate se alla prima lettura non avete capito cosa significa la parola taliare, se anche voi come me, purtroppamente non avete provenienza sicula e nemmeno un quarto di sangue isolano. Lasciate che sia Camilleri a insegnarvi anche le perle linguistiche della sua Sicilia, perchè se glielo lasciate fare, imparerete qualcosa di uno dei dialetti più affascinanti della nostra penisola italica.

Parole al profumo di finocchietto selvatico e criccrì di cicale sotto la calura mediterranea.

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Perdetevi fra le stradine di Montelusa, invidiate la terrazzina di casa Montalbano, fatevi venir fame alla lettura dei menù di Enzo.

Solo così, avrete quel pezzo di Sicilia necessario per il vostro fabbisogno quotidiano.

I heart u Andrea

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Io che amo solo te


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Ho scelto di leggere questo libro perché un giorno ho scoperto che, nel 2012, in occasione della presentazione al Salone del Libro di Torino, c’era Luciana Littizzetto a tesserne le lodi, così mi sono detta che, fosse stato anche solo questo il motivo, valeva la pena leggerlo. A dire il vero i motivi sono presto diventati due: il primo l’ho già detto, il secondo è stato il titolo che immediatamente evoca la bellissima canzone di Sergio Endrigo, cantante che già con l’Arca di Noè aveva preso un posto importante nel mio cuore di bambina.
Non conoscevo invece l’autore, Luca Bianchini, per cui mi sono documentata un po’ ed ho scoperto che ha iniziato la carriera come copywriter, che ha scritto qualche altro libro, ma che soprattutto ha fatto fortuna diventando il biografo ufficiale di Eros Ramazzotti, cosa che gli ha permesso di abbandonare il lavoro per concentrarsi sulla scrittura. Beato lui!!!

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Per andare dritti al punto, la questione è: consiglierei la lettura di Io che amo solo te? Si, ma con dei se, che prima di parlare della trama voglio elencare:
- se siete amanti delle letture abbastanza easy, scritte benissimo ma per niente impegnative, sia nei contenuti, che nei personaggi che nella profondità dei sentimenti ;
- se vi piace l‘happy ending, anche quando non ci starebbe (perchè la vita è leggermente diversa);
- se vi piacciono i preparativi matrimoniali;
- se soprattutto state preparandovi per andare al mare!

Il romanzo è ambientato in Puglia, a Polignano a Mare. Manca una settimana al matrimonio di Chiara e Damiano ed i preparativi, descritti con minuzia incredibile, fervono. Ninella e Don Mimì, rispettivamente madre di Chiara e padre di Damiano, nascondono un amore giovanile impedito e mai finito, che il matrimonio dei figli farà sbocciare di nuovo. Nancy e Orlando, sorella di Chiara e fratello di Damiano, combattono con i loro rispettivi drammi: la dieta e la perdita della verginità, la prima, l’ammissione della propria omosessualità, il secondo. C’è poi Matilde, detta la “First Lady”, moglie di Don Mimì, che controlla e gestisce l’organizzazione del matrimonio, spadroneggiando sui posti a sedere e sull’ampiezza della scollatura della sposa. Ci sono Vito il fotografo che attenta alla virtù della sposa, il make-up artist, che si finge gay per trovare ingaggi, Alessia la ex di Damiano che torna alla carica, i parenti e soprattutto…il MAESTRALE a sconquassare tutto, in un susseguirsi di colpi di scena, forse un po’ troppo al limite del reale.

Nel complesso un romanzo divertente, che sembra fatto apposta per essere letto d’estate, magari sul bagnasciuga!!!

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Running Out of Time


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Buongiorno a tutti i nostri Squirtici seguaci,

oggi un piccolo brevissimo post per scusarci della nostra assenza dei giorni passati, e per darvi un’imbeccatella sulle nostre prossime squirt-mosse estive.

Come infatti avrete ben capito ascoltandoci in radio e leggendoci ogni santo giorno da un anno e mezzo a questa parte, c’è una data che ci sta a cuore sopra ogni altra in qualsiasi calendario lunare, ed è quella della due giorni del festival che consideriamo al pari di una nostra creatura, da noi plasmata ed accudita, che è La Cisternata.

Perciò, nei prossimi giorni, se vedrete che rallenteremo le uscite dei post o combineremo qualche frittata, voi vogliateci bene lo stesso e segnatevi sull’agendina la data del 2 e 3 agosto, quando le Squirters saranno a mò di polpo (o se volete, di dea Kalì) con le nostre 700 manacce unte in pasta, a spillar birra, gestire il mercatino, dipingere t-shirts e far ballare quella masnada di gente meravigliosa che è il popolo di Cisterna!!! Per darvi il contentino, pubblichiamo in anteprimissima il manifesto che proprio stanotte è andato in stampa

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(stanotte sì, perchè a noi piace il brivido del rischio… sempre sul filo del rasoio!)

Vi accorgerete poi che i post che pubblicheremo in futuro saranno per lo più concentrati al di fuori della cucina…e questo non perché saremo impegnate nelle scartoffie pro-Cisterna, o almeno, non solo…ma soprattutto perchè…

…in cucina a luglio io Squirter non ci intruglio!

Sicché (alla toscana, solo o soltanto) aspettatevi letture su letture, consigli pratici su trattamenti di bellezza faidate, save the dates à go-go e tante taaante pillole squirt! E ora, finalmente, dato che mancano meno di 2 settimane alla Cisternata…ora sì che posso augurarvi, a voi tutti…una buona, buonissima estate!!!

See ya!

 

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Inferno - Facciamoci Pure del Male

Unisco la mia voce a quella della SquirtViola, che qualche settimana fa, con la voracità in lettura che la contraddistingue, fu tra le prime a riportare le sue impressioni dopo la lettura del nuovo libro di quel genio in marketing che è il Dan Brown.
Avendo già letto qualche altra sua opera e avendone già sparlato abbastanza con la mia squirtcompare, mi sono voluta in tutti i modi far prestare il libro per avventurarmi anch’io fra le ciance del caro Brown, che amiamo così tanto bacchettare.
Anche perchè stavolta, giocavamo in casa. Un ci prende’ pe’ grulle, Dan.

250px-Neus1Posso comunque per la mia modestissima opinione confermare tutto quanto scritto dalla mia compare, anzi il mio post serve proprio da rinforzino alle sue critiche, come il rinforzino di 2 olive su mezz’etto di stracchino del Righi, lo strozzino di Amici Miei Atto II. Ma sai una siège nulla te di Amici Miei, caro Dan. Ma te lo spiego io, che Amici Miei stanno a Firenze tanto quanto le cupole da te tanto decantate e tanto quanto il naso aquilino del Sor Dante, che ho proprio il sospetto che stia imprecando da dentro la sua dimora proprio in centro a Ravenna fin dal primo momento in cui è venuto a sapere che t’era venuto in mente di chiamarlo in causa per la stesura del tuo più recente scritto.

Anzi, oltre a confermare quanto detto dalla Viola, che proprio perchè nata in terra fiorente porta questo splendido nome, voglio proprio metterci un bel paio di carichi da undici, come si suol dire noi gentaccia italiana, e sputacchiarci sopra un altro pochino di squirt-veleno…

1. Caro Dan, il fatto che tu descriva un appartamento tipicamente fiorentino e altrettanto tipicamente rivestito di moquette consunta mi fa proprio pensare che tu di Firenze non tu abbia proprio visto granché, se non qualche museo ai tempi dei tuoi studi universitari, che probabilmente appartengono ai primi anni ’80, quando forse forse il 5% delle case di centro fu restaurato nella pavimentazione e qualche matto pensò di stare al passo coi tempi e metterci della moquette: no perchè se ti sfugge sto particolare, la moquette in Italia esiste fortunatamente come merce assai rara, dato che qui fa parecchia afa e a noi gente toscana piace stare a piedi ignudi sulle mattonelle di cotto, le famose mezzanine, invece di sentirci le briciole di pane e i pelucchi di polvere fra dito e dito. C’è il suo perché. La moquette l’hanno a Londra, a Firenze anche no. Ma che te lo dico a fare…

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2. Ma soprattutto Dan, mi spieghi come t’è venuto in mente di mettere un pischello che gira su uno skateboard davanti al Battistero?!?!?!?! Non che lo skateboard un ci sia arrivato da noi, non siamo così trogloditi, e nemmeno perchè possa essere uno scempio girar davanti a cotanta bellezza artistica e storica con un attrezzo infernale del genere, ma semplicemente perchè è impossibile andare con lo skate in piazza del Duomo a Firenze, a meno che non si voglia battere una boccata ogni metro per la disomogeneità della pavimentazione! Mai sentito parlare di sanpietrini?!?! A me fa pensare che tu l’ultimo sopralluogo in piazza tu l’abbia fatto al massimo da dentro una limousine blindata e coi vetro oscurati senza manco metterci piede, sulla piazza.

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Guarda caro Dan, non voglio nemmeno farti pesare più di tanto il finale alla “mi stai diludendo che mi aspettavo: li conosco i miei polli, io. Lo sapevo che finiva in un modo che aveva assolutamente poco senso. Ma d’altronde, finché non s’assaggia non si può dire “non mi piace”, e quindi me lo sono voluto sorbire tutto fino in fondo. Anche se mi son letta ieri la seconda metà del libro tutto d’un fiato perchè lo volevo buttar giù il più veloce possibile e vedere se avevo ragione.

Resta però il fatto che, nel bene o nel male, attiri curiosi di tutto il mondo a vagare per le stradine di Firenze, e istighi alla lettura del tuo testo qualsiasi persona che decide di venire in Toscana per le ferie (lavoro in una casa vacanze, e tutti, dico tutti da 3 settimane a questa parte, se ne stanno sulla sdraio in piscina col tuo libro in mano). E magari inviti alla lettura occhi che hanno perso l’allenamento, soprattutto quelli della nostra gente, che penso sia una delle popolazioni al mondo che legge meno, dopo il Burkina Faso, per ovvia mancanza di fondi.

La prossima volta però, dato che siamo un popolo di ignoranti e non avvezzi alla lettura, scendi dalla limousine e fatti un girino a piedi per il centro, tanto un ti riconosce nessuno.

Vai tranquillo.

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Scrivere Nella Rete

Buonasera a tutti i nostri squirtici seguaci,
iniziamo la settimana con la recensione di un libro che ho letto nel weekend e che è stato il mio battesimo-bis in quel della biblioteca comunale per me, che da 4 anni non prendevo più in prestito un libro (oh ma non è che son 4 anni che non leggo un libro, intendiamoci!).
Il motivo per cui ho preso in prestito un libro del genere e che ha attirato la mia attenzione, sta nel fatto che per una volta, non si tratta di narrativa, non c’è un plot innovativo o accattivante, ma ha a che vedere con la saggistica di un certo genere, su un argomento che a noi Squirters tocca da vicino, proprio perchè, come avrete intuito, si intitola

Scrivere nella rete
Facebook, Twitter, Blog & Co.

di Stephan Porombka, 2012

Saggistica di questo genere, che tratta di un argomento in così continua evoluzione, a mio parere è un ottimo caso di libro che prenderesti in prestito anziché acquistare…perché dato che la cibernetica è in continua evoluzione, libri di questa sorta è bene divorarseli quando son belli freschi, un po’ come la frutta dall’ortolano. Io per lo meno non vorrei spendere fior fior di money per un testo che purtroppo di lì a poco diventerà obsoleto per i temi che ha trattato ignorando la novità di domani. Libro che però, se letto un po’ alla “cotto&mangiato”, certo vi aprirà la mente nei giorni di oggi, per lasciar spazio nella vostra libreria un domani.

Mi sono lasciata incuriosire per capire un po’ com’è che a tanta gente oltre a noi sia venuta l’estrema urgenza di crearsi uno spazio tutto loro sul web dove potersi esprimere, più o meno giornalmente. Mi sono lasciata incuriosire per capire il linguaggio altrui, e per capire quante meravigliose possibilità di creare ci possa offrire la rete.

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Ho scoperto che c’è un mondo di blogger, un mondo di cinguettari e un mondo di creativi che creano del proprio od osano rielaborare il già scritto, provando con estremo genio a giocare sui classici della letteratura trasformandone il linguaggio e le modalità di condivisione. Ho riscoperto con piacere le sventure di Gregor Samsa (il protagonista de La Metamorfosi, cabrones!) attraverso i twitter di un insolito geniaccio del nostro secolo.
Ho scoperto che se ti iscrivi a un certo sito tedesco, loro ti invieranno una per volta le lettere di quel disgraziato del Werther, come se fosse proprio lui a spedirti le lettere e tu fossi l’interlocutore dell’adolescente più ddepresso nel mondo di quasi due secoli fa (e le lettere vi arriveranno proprio nelle date originarie in cui son state scritte!).
Ho scoperto che esiste un nuovo genere letterario, della sottocategoria della chick-lit, che poi sarebbe la letterature da sgallinate, che si chiama mailodramma, e che è per lo più costituito dalle mail che intercorrono fra i personaggi del romanzo.

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Mi sono meravigliata nel constatare che Twitter ha in fondo una potenzialità unica nel suo genere, attraverso la cui brevità obbligatoria, si ha la possibilità di creare, tagliuzzare e citare con una buona dose di sarcasmo.
E sebbene a me continui a piacere di più il lato prolisso del web, come i blog (e in particolare il nostro, dato che mi permette di scrivere i fiumi di parole che sgorgano dalla mia mente contorta), tutto questo assai ho gradito.

Ottimi spunti Porombka, ci vediamo al prossimo saggio!

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L’Ipotesi del Male

Buongiorno carissimi!!!! Avendo da poco riaperto la Squirtroulotte al mare, oggi vi voglio recensire un libro finito lo scorso week end, e anche se al posto della protezione solare mi è servito l’ombrello, dopo una lettura del genere ho goduto lo stesso!! ( vabbe’ e’ un po’ come la storia della volpe e l’uva….ma non me ne volete).

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Vi ricordate che lo scorso anno vi ho consigliato la lettura del Suggeritore di Donato Carrisi?? No?? bene…rileggete l’articolo;poi leggete il libro e dopo procuratevi anche l’Ipotesi del male, l’ultima fatica letteraria dello scrittore pugliese piu’ letto al mondo.
Mi raccomando, seguite il mio consiglio, leggete prima il Suggeritore e poi l’Ipotesi del male…perche’ altrimenti non ci capite una mazza e vi rovinate la suspence ( si legge saspens cari italioti amanti di Dipiu’)!

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Bene…proseguiamo!!! Vi ho gia’ detto che io preferisco la lettura noir sulla spiaggia, che ci volete fare, io sto al romanticismo come Flavia Vento al Nobel….ma sinceramente non disdegno neanche il romanzo storico biografico o quello che passa il convento (leggesi biblioteca soldo-free), non leggo MAI storie mielose ( quasi mai….), e non ho mai letto e mai leggero’ Fabio Volo ( Harmony e affini, neanche li includo nella categoria libri).

Eppure l’Ipotesi del male ha scosso anche me…..Dovete sapere che quando sono a casa, adoro leggere spaparanzata a pelle di leone sul letto spalle alla porta. Ecco per farvi capire, alla cinquantesima pagina, mi sono girata frontale alla porta e mi sono portata la mannaia in camera pronta ad affrontare il babau di turno!
Il ritmo e’ incalzante, e a mio modestissimo parere, non si puo’ non leggere che tutto di un fiato! Ci sono a volte delle cose magari gia’ lette, chiamiamole “omaggi”, sia a Thomas Harris che a Jeffery Deaver, ma il libro nel suo complesso e’ scritto molto bene ed eguaglia quasi lo sfolgorante esordio letterario del Suggeritore.
L’unico rammarico che ho avuto nel leggerlo, e’ che,il Suggeritore e’ del 2009, questo del 2013, e visto che si preannuncia già dall’ultima pagina un sequel…devo attendere il 2017???? Come farò non lo so….ma sicuramente troverò tanti altri libri da leggere, magari non ben fatti come questi, o forse di più, chi lo sa??? Mmmmmmm…….

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A presto con altre recensioni calde di sole e sabbia di questa estate che a differenza della canzone dei Negramaro “ Vorrei potesse non finire mai”…IO SPERO CHE ALMENO COMINCI!!!

Squirt Vio

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