Benvenuti e Bentornati in Casa Esposito

Ovvero “la saga” della famiglia camorrista più arruffona ed esilarante di tutta Napoli

Pino Imperatore, fondatore del laboratorio napoletano di scrittura comico creativa Achille Campanile, esordisce nelle librerie nel 2012 con il suo primo libro, Benvenuti in casa Esposito, seguito l’anno dopo da Bentornati in casa Esposito, testi indissolubilmente legati dei quali voglio parlarvi insieme.

Raccontano, come il titolo ci fa facilmente intuire, la storia degli Esposito, famiglia napoletana decisamente eccentrica, che abita nel caratteristico Rione Sanità quartire che ha dato i natali, niente popò di meno che, al grande Totò. In perfetto stile partenopeo, gli Esposito sono una famiglia decisamente allargata che va da Tonino Esposito, il capofamiglia, alla moglie Patrizia, la madre Manuela, la suocera Assunta, il suocero Gaetano, i due figli Tina e Genny e la cameriera ucraina Olga. Ah dimenticavo fanno parte della famiglia anche un coniglio, Gigetto e un’iguana, Sansone (Nel secondo libro si aggiungeranno poi una seconda iguana e l’amico fedele di Tonino Enzuccio).

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Tonino Esposito è figlio di un boss della camorra, ormai defunto, che era stato tra i più temuti della camorra. Vorrebbe ripercorrere le orme del padre, ma da lui non ha ereditato niente: né la successione alla guida del clan, né la sfrontatezza e il rispetto che hanno reso potente il genitore. Sotto la protezione del boss Pietro De Luca, succeduto al padre, Tonino si occupa, per lui, della riscossione del pizzo e di poche altre faccende, ma il più delle volte, anche in quelle più semplici riesce a combinare grandi casini che, soprattutto in Bentornati in casa Esposito, metteranno a rischio la sua vita e quella dei familiari.

In entrambi i libri Tonino fa molto più spesso piangere dal ridere che dalla paura, ma la comicità apparente con la quale Pino Imperatore ha connotato questo personaggio è spesso amara, così tanto da portare il lettore a provare pena, anche per uno che aspirerebbe ad essere un criminale.
A fare da sfondo alle peripezie della famiglia c’è infatti sempre l’ombra oscura della camorra, quella crudele, del boss De Luca e dei suo scagnozzi, che non lascia scampo, tanto alle loro vittime, quanto a loro stessi. Se però nel primo libro non si parla mai direttamente di crimini, morte e sangue versato, nel secondo Pino Imperatore entra invece dentro alle lotte tra faide, alle vendette che portano altra vendetta, alle uccisioni che portano altre uccisioni, facendo acquistare al testo una leggera caratterizzazione di denuncia.
Detto questo sia Benvenuti che Bentornati in casa Esposito non sono certamente libri sulla mafia, piuttosto una storia romanzata che si infila nelle maglie più interne della malavita, portandone fuori, con ironia e distacco, i quotidiani eccessi.

A questo proposito Pino Imperatore presentava così il suo primo libro:

“Benvenuti in casa Esposito non è un libro sulla camorra, ma dentro la camorra. Ne esplora la sua quotidianità. Ne offre una visione dal basso, non dall’alto.
 Certo, è un romanzo, e come tale va considerato. In alcune parti potrà sembrare eccessivo. Credetemi, non è così. Io non ho fatto altro che registrare e illustrare, mediante il formidabile strumento dell’ironia, fatti e personaggi che a Napoli si verificano e si incontrano tutti i giorni. Chiamatelo realismo comico, se volete. Più che in qualsiasi altro posto del mondo, a Napoli la realtà supera ogni fantasia.”

E grazie alla comicità di Pino Imperatore, forse per la prima volta si parla, e si legge, di camorra ridendone, col risultato di un racconto fresco e piacevolissimo che fa ridere ma anche riflettere su un sistema malato – italiano e non più solo meridionale – che tollera comportamenti aberranti e terribili come fossero la normalità.

Non sono voluta entrare nel merito della trama dei due libri perché meritano molto più di essere letti, e vi garantisco che se inizierete vi sarà difficile fermarvi. Il finale del secondo libro fa ben sperare in un ulteriore proseguo… spero proprio che sia così.

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Cani Randagi

Buongiorno Squirtini,
Vi sono mancata???? Spero di si, ma mi siete mancati sicuramente più voi!! Come state? io sono stata un po’ a riposarmi in quel di Marina di Bibbona, e stranamente mi sono portata dietro più libri che vestiti!!! Sempre in stretta collaborazione con la Biblioteca Comunale di Montaione, ho preso in prestito vari libri, uno dei quali è quello che vi voglio recensire oggi , per continuare l’opera sulla settimana della lettura.

Cani Randagi

Il libro in questione si intitola “ Cani Randagi” di Roberto Paterlini, e non è una novità del 2013, ma ha vinto il premio letterario “La Giara” lo scorso anno, e sinceramente l’avevo preso solo per essere sicura di non finire in astinenza da libri, ma appena ho letto la seconda di copertina ho capito che mi ero imbattuta in una perla rara.
Il libro che abbraccia tre determinati periodi storici (dal regime fascista, passando per gli anni ottanta e finendo ai giorni nostri), parla di tre storie d’amore molto diverse tra loro, ma con il segno distintivo di essere piene di difficoltà, come possono essere solo le storie dove si ama una persona dello stesso sesso.
Vi dice qualcosa la parola ARRUSO? Sinceramente prima di leggere questo libro, a me non diceva niente, ma visto che siamo qui, vediamo di capirla insieme…..Arruso è un termine siciliano, che indica il “femminiello”, “il passivo”, insomma colui che nel rapporto lo prende e quindi più frocio dell’altro…… ( oh signore……perché non è possibile capire che non ci deve essere la distinzione uomo donna all’interno di un rapporto…perché , perché siamo ancora così ottusi????)

Scusate, ma devo stringere i tempi , perche’ questa cosa mi disturba e mi dispiace starci troppo ( la definizione viene data all’interno del libro dallo stesso protagonista) ….Insomma per farla breve nella Sicilia degli anni 30 al confino ci finivano solo gli arrusi, gli altri no, perché il sistema malato ( che ancora oggi non è guarito), chiudeva un occhio sul maschio, ( colui che veniva trovato “attivo”) perché di donne disponibili non ce ne erano ( stiamo parlando della Sicilia, dove solo da poco hanno smesso di mettere alla finestra il lenzuolo macchiato della verginità della sposa) e quindi era considerato un passatempo innocuo per scaricarsi!!! Per tutti gli altri che secondo il regime erano malati e deviati, la cura era solo il confino per riportarli sulla retta via o magari al suicidio, che forse era anche meglio così si poteva far finta di non aver mai avuto un figlio finocchio.

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“Era incastrata tra due cassetti. Ci pensi? Potrebbe essere lì da anni”, disse Federico con gli occhi che gli volevano uscire dalle orbite, luccicanti ed entusiasti come se fossero stati davvero di fronte a un tesoro. Catania 1987, riportava la scritta a biro sull’’etichetta appiccicata al lato lungo dell’audiocassetta, ingiallita e staccata ai bordi. “Perché tutta questa eccitazione?” smorzò la sua euforia Giacomo concedendogli appena la coda del suo occhio, con il solito fare particolarmente concreto della mattina appena sveglio. “Sarà solo una compilation di schifosa musica anni 80″.

Il libro quindi come vi ho lasciato intendere parla nella prima parte degli anni 30 nella Sicilia fascista, si sposta poi nell’Italia degli anni 80 piagata come il resto del mondo da quella malattia che all’inizio era considerata un flagello solo per gli omosessuali e si sposta infine negli anni 2000 dove un giovane ragazzo crede di essere di fronte ad un mondo diverso, che però, poi tanto diverso non è dal secolo scorso…..

Non vi dirò altro sulla trama….ognuno è libero di leggerlo e di trarne gli insegnamenti che crede….

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io vi posso solo dire che mi incazzo sempre troppo, davanti alla stupidità umana di non riuscire a capire che l’amore e’ amore sempre e comunque, e spero sempre di riuscire a vedere prima di tirare le cuoia, ogni tipo di amore accettato e condiviso da tutti!!

Sogno secondo voi?

Lasciatemi dunque sognare in pace…….
Ps: non sono nessuno io…..e conterà ancora meno il fatto che voglia dedicare questo articolo alla memoria del ragazzo di 14 anni che si è suicidato nella notte tra il 7 e 8 agosto a Roma , sfiancato dal fatto di essere omosessuale e non accettato….ma nel mio piccino voglio dire solo una cosa……VI PREGO FACCIAMO IN MODO CHE COSE COSI’ NON SUCCEDANO MAI PIU’!!!

Alla prossima

Squirt Vio

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Da Quando A Ora

L’altro giorno son tornata in biblioteca dopo qualche tempo, avevo da riconsegnare un libro e soprattutto le mie scuse…perché se non lo sapete, io sono sempre in terribile ritardo nel riconsegnare i prestiti in biblioteca, sempre stata. E’ matematico, lo leggo, e subito dopo viene inglobato dalle scartoffie e mille altri gingilli di casa, mi si va a infilare nel dimenticatoio e addio Ròsa! E non pensate con le videocassette di un tempo fossi stata più puntuale nelle riconsegne! Ho smesso di prendere a noleggio i film in vhs e poi dvd con la schedina, al distributore automatico di sogni da celluloide, perché tutto il credito veniva scalato sui ritardi…finché un giorno, i cyber dio creò lo streaming!

Mentre son lì a far la contrita, intanto vado a vedere sullo scaffale delle novità…e comincio a sfogliare le quarte per vedere quale libro potesse attirarmi di più. Ne afferro uno con inserto speciale: c’è anche un cd allegato, l’autore .. beh l’autore non poteva certo non attirare, dato che è quel gran mostro poliedrico di Giorgio Faletti. Lo apro, e vedo la dedica:

” a tutti quelli che, almeno una volta nella loro vita, hanno provato un brivido ascoltando una canzone”. E’ il mio. E’ di tutto. Perché non esiste al mondo una persona insensibile alla musica.

Da Quando a Ora

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Da Quando a Ora è l’ultimo libro, uscito a fine novembre scorso, dall’artista che si è cimentato davvero in tutto, il Giorgio Faletti che la mia generazione ha visto nei panni dell’irresistibile Catozzo Vito fino a farsi stupire sentendolo cantare, ascoltandolo come cantautore e infine, meravigliandosi leggendolo. Suddiviso in due parti, il Quando e l’Ora, questo libro è un’autobiografia in chiave musicale: la musica, ispiratrice o come prodotto finale del suo genio creativo. C’è di tutto, e c’è tanto in cui molti di mia conoscenza me incluso potrebbero riconoscersi…del tipo:

“…sapevo strimpellare la chitarra con la quale ero in grado di eseguire, prendendomi i miei tempi, La Canzone del sole di Battisti, l’unico brano che faceva parte del mio repertorio. Ho deciso di impegnarmi ad abbreviare quei tempi e ampliare quel repertorio. … Sono entrato a poco a poco nel mondo malinconico degli accordi in minore, nella sonorità tonificante del Sol e del Re e, quando ci sono riuscito, nella gratificazione degli accordi che prevedono l’infausto barré, una posizione delle dita talmente innaturale da far pensare che sia stata inventata dal Marchese de Sade.”

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C’è la musica che fa venire i brividi a tutta Casa Squirters…

“è di colpo che così la mia generazione si è trasformata, sotto gli occhi esterrefatti di quella precedente. Una genia di alieni con i capelli lunghi e le camicie a fiori, ragazzi che chiamavano musica un devastante insieme di batteria e chitarre elettriche. Che, alle orecchie di persone che avevano interpretato il valzer o il tango come una professione di fede e seguito Natalino Otto come il suo profeta, risultata un fracasso insostenibile.”

Ci sono momenti in cui la vita di Faletti si è incrociata con quella di altri artisti, e ci sono le dovute citazioni-tributi…

Fabrizio+De+Andr+faber“…come diceva Faber, sono libero di dare buoni consigli perché non ho più il fisico per dare i cattivi esempi

E poi, c’è la frattura fra il quando e l’ora: il momento in cui, dopo il successo al suo esordio come scrittore, la sua vita si mette in pausa. E la narrazione pure, tanto da riprendere e non essere più la stessa…

Potrei andare oltre a raccontarvi le sua cose, ma forse è meglio che ve le facciate raccontare da lui, che è meglio. E io vi consiglio a ogni modo di leggervi tutto il libro, compresi i testi delle sue canzoni interpretate da vari artisti e diverse voci. Leggetele nel silenzio così che le sue parole diventino musica. Come poemi. Poi, date il via al cd. Grazie geniaccio…

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Una Voce di Notte

Buongiorno Squirtuzzini adorati!
Iniziamo la settimana con una bella recensione che possa esservi di ispirazione per legger qualche riga in più…sì perchè l’estate sarà pure agli sgoccioli e troppe sono le letture che ancora dobbiamo fare, ma è anche bello potervi invitare a leggere qualcosa che ci è piaciuto assai e condividere con voi le nostre letture estive preferite!Ed ecco quindi che lascio che sia il summo maestro siculo, sì, ancora una volta lui, ad introdurvi alla questione del libro che mi appresto a recensirvi…

” Che paìsi era quello indove un ministro era stato ‘n carrica ‘na vota aviva ditto che con la mafia bisognava conviverci? Che paìsi era quello indove un senatore, connannato in primo grado per collusione con la mafia, si era riprisintato ed era stato rieletto? Che paìsi era quello indove un deputato regionali, connannato in primo grado per aviri aiutato mafiosi, viniva promosso senatori? Che paìsi era quello indove uno che era stato ministro e presidenti del consiglio ‘na gran quantità di vote, aviva avuto riconosciuto in via definitiva, ma prescritto, il reato di collusione con la mafia e continuava a fari il senatore a vita?”

…Eh…ci piacerebbe saperlo anche a noi, caro Camilleri…purtroppo anche tu ci lasci la questione aperta nel tuo…

Una Voce di Notte

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Una Voce di Notte è una delle tante avventure che vedono protagonista il nostro caro eroe commissario, il Salvo Montalbano che tutti e parecchio in special modo (e senza mistero alcuno) anch’io amo, episodio uscito lo scorso novembre 2012, che come tanti altri intreccia le vicissitudini romanziere con elementi reali sulla nostra Italia. In questo episodio della saga di Montalbano, c’è infatti sì un misfatto che vede occupato tutto il team di collaboratori di Montalbano, ma ci sono delle sacrosante verità e riflessioni che a quanto pare, purtroppo, facciamo solo noi. Mentre chi dovrebbe farle, manco gli scrupoli ha. Figuriamoci le riflessioni.

Non voglio in realtà dirvi di più sulla trama dell’episodio in sé perchè non voglio rovinarvi proprio niente, ma vi raccomando forse ancora più forte del solito, di procurarvi qualcuno degli scritti di Camilleri, perché veramente non si può starne senza. Non ve lo so spiegare, voi iniziate le letture e poi capirete. Vi lascio solo con l’ultima citazione, una conversazione che intercorre fra Montalbano e il suo retto amico e giornalista senza macchio Nicolò Zito:

 

Montalbano: “Nicolò, la stampa in quanto giornali non servi a nenti. L’Italia è un paìsi con dù milioni di analfabeti totali e il trenta per cento della popolazioni che sapi appena fari la propia firma. I tri quanrti di quelli che accattano i giornali, si leggino suli i titoli che spisso, e questa è ‘na bella usanza tutta taliàna, dicino ‘na cosa opposta a quello che dici l’articolo. I pochi che restano, ‘n’opinioni già se la sono fatta e s’accattano il giornali che esprimi le loro opinioni”

“Per quanto arriguarda la stampa” fici doppo un attimo Nicolò “potrei essiri in parti d’accordo, però ammettererai che la tilivisioni se la taliano macari l’analfabeti!”

“E infatti i risultati si vidino. Le tri maggiori tilivisioni private sunno di propietà pirsonali del capo del partito di maggioranza e dù riti della tilivisioni di Stato hanno a capo òmini scigliuti dal capo del partito di maggioranza. Eccoti come si forma la tò bella opinione pubblica!

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Dammi retta, palle, leggi che ti fa bbòno.

 

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Le Affinità con lo Scopino del Cesso

Come ogni estate arriva, eccoti arrivare anche il tormentone letterario da cerebrolesi che tutti ma dico proprio tutti apprezzeranno, dato il così poco esser avvezzi alla buona lettura… e noi, per non smentirci mai, eccoci pronte a recensire per farvi evitare passi falsi e crollare aspettative…

Le Affinità Alchemiche

Schermata-2013-01-09-alle-09.37.30Buona vita a tutti, amici del web……vi andrebbe una recensione di un libro? Si???????? Eccovi serviti…

Come sapete la mia seconda casa e’ la biblioteca del mio paesiello….( c’ho anche una branda per quando mi buttano fuori di casa), e poco tempo fa, guardando tra le novità , mi capitò alle mani un libro dal titolo “ Le affinità alchemiche” , e su consiglio della bibliotecaria , a cui avevano riferito fosse molto bello , me lo portai a casa tutta soddisfatta.

Chiaramente non mi sfuggì il rimando al capolavoro di Goethe dei primi dell’800 e il mio cervello bacato, era lì che lavorava per capire cosa ci potesse essere nel libro che legasse i quattro personaggi dell’originale al 2013 , e cosa mai potesse aggiungere l’autrice, a una storia d’amore meravigliosa e controversa ( si lo so che ho detto che non leggo storie d’amore…ma “Le affinità elettive” sono storia della letteratura…cioè vanno sapute a memoria come la formazione della finale dei mondiali dell’82!…..non c’e’ ma che tenga!).

Arrivo a casa e dopo la prima pagina già mi si sono imbiancati i capelli dalla storia…..immaginatevi….

Verona….interno….due giovani ragazzi sfiniti da un pomeriggio d’amore, che giacciono uno nelle braccia dell’altro….Giovanni e Selvaggia…..peccato che l’autrice con estremo candore ci dice subito che siano GEMELLI!!

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COOOOOOOOOOOOOOOME???????????????????? O CODESTA??????????

Scusate……fatemi fare una domanda all’autrice, tale Gaia Coltorti….

Signorina cara, che hai appena scritto il tuo primo romanzo, e che hai appena 20 anni….ma cosa ti è capitato nella tua breve vita da avere l’ardire di mettere su carta un tale orrore??? Hai visto gatti stuprati da cani, cavalli dal pene microscopico o solo Platinette in costume? Spero vivamente che tu non abbia un fratello…in caso contrario sono certa si è già reso irreperibile!

geek-love-largeCioe’, scusate…non si fa!!! L’incesto anche no! Credo non abbia una categoria neanche nel peggiore sito porno del mondo….figuriamoci se frotte di ragazzine debbano sognare l’amore romantico con questo libro! ( vi giuro che la maggior parte delle recensioni sono entusiastiche, mimme che dicono che hanno pianto e si sono commosse davanti a cotanto amore). Comunque continuerò in questa mia recensione…. visto che, come diciamo sempre non mi piace si dice solo dopo aver assaggiato…..ed io ho assaggiato….peccato pero’ che metaforicamente lo abbia anche digerito e scaricato!

Allora i due protagonisti Giovanni ( Johnny ) e Selvaggia, sono due gemelli separati poco dopo la nascita e vissuti uno con il padre a Verona ( il masculo) e uno con la madre a Genova ( la fimmina).
Si incontrano per la prima volta quando i genitori decidono di tornare insieme e si ritrovano tutti a vivere sotto lo stesso tetto.
Tralasciando l’assurdità che due gemelli non si conoscono….mica erano stati buttati in due cassonetti! tralasciando il fatto che Giovanni è un ebete senza speranza e Selvaggia una puttanella alla Jersey Shore, passando anche sopra al fatto che non ci sono descrizioni dettagliate dei personaggi, delle scene e dei caratteri, tralasciando che in un anno non sono MAI stati fuori con gli amici, e che i genitori sono degli emeriti imbecilli ( che non ci sono mai a casa)……CIOE’ TRALASCIANDO TUTTO IL LIBRO E’ COME LA CORAZZATA POTEMKIN …..UNA BOIATA PAZZESCA!

L’epilogo e scontato come la merce in saldo….e si capisce gia’ dalla seconda pagina….non ve lo dico fate voi….

…un amore impossibile….Verona…..mica gli cadrà una caldaia in testa???

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Alla prossima , e non me ne volete….ma con questo libro non ce la posso fare!!

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Scrivere Nella Rete

Buonasera a tutti i nostri squirtici seguaci,
iniziamo la settimana con la recensione di un libro che ho letto nel weekend e che è stato il mio battesimo-bis in quel della biblioteca comunale per me, che da 4 anni non prendevo più in prestito un libro (oh ma non è che son 4 anni che non leggo un libro, intendiamoci!).
Il motivo per cui ho preso in prestito un libro del genere e che ha attirato la mia attenzione, sta nel fatto che per una volta, non si tratta di narrativa, non c’è un plot innovativo o accattivante, ma ha a che vedere con la saggistica di un certo genere, su un argomento che a noi Squirters tocca da vicino, proprio perchè, come avrete intuito, si intitola

Scrivere nella rete
Facebook, Twitter, Blog & Co.

di Stephan Porombka, 2012

Saggistica di questo genere, che tratta di un argomento in così continua evoluzione, a mio parere è un ottimo caso di libro che prenderesti in prestito anziché acquistare…perché dato che la cibernetica è in continua evoluzione, libri di questa sorta è bene divorarseli quando son belli freschi, un po’ come la frutta dall’ortolano. Io per lo meno non vorrei spendere fior fior di money per un testo che purtroppo di lì a poco diventerà obsoleto per i temi che ha trattato ignorando la novità di domani. Libro che però, se letto un po’ alla “cotto&mangiato”, certo vi aprirà la mente nei giorni di oggi, per lasciar spazio nella vostra libreria un domani.

Mi sono lasciata incuriosire per capire un po’ com’è che a tanta gente oltre a noi sia venuta l’estrema urgenza di crearsi uno spazio tutto loro sul web dove potersi esprimere, più o meno giornalmente. Mi sono lasciata incuriosire per capire il linguaggio altrui, e per capire quante meravigliose possibilità di creare ci possa offrire la rete.

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Ho scoperto che c’è un mondo di blogger, un mondo di cinguettari e un mondo di creativi che creano del proprio od osano rielaborare il già scritto, provando con estremo genio a giocare sui classici della letteratura trasformandone il linguaggio e le modalità di condivisione. Ho riscoperto con piacere le sventure di Gregor Samsa (il protagonista de La Metamorfosi, cabrones!) attraverso i twitter di un insolito geniaccio del nostro secolo.
Ho scoperto che se ti iscrivi a un certo sito tedesco, loro ti invieranno una per volta le lettere di quel disgraziato del Werther, come se fosse proprio lui a spedirti le lettere e tu fossi l’interlocutore dell’adolescente più ddepresso nel mondo di quasi due secoli fa (e le lettere vi arriveranno proprio nelle date originarie in cui son state scritte!).
Ho scoperto che esiste un nuovo genere letterario, della sottocategoria della chick-lit, che poi sarebbe la letterature da sgallinate, che si chiama mailodramma, e che è per lo più costituito dalle mail che intercorrono fra i personaggi del romanzo.

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Mi sono meravigliata nel constatare che Twitter ha in fondo una potenzialità unica nel suo genere, attraverso la cui brevità obbligatoria, si ha la possibilità di creare, tagliuzzare e citare con una buona dose di sarcasmo.
E sebbene a me continui a piacere di più il lato prolisso del web, come i blog (e in particolare il nostro, dato che mi permette di scrivere i fiumi di parole che sgorgano dalla mia mente contorta), tutto questo assai ho gradito.

Ottimi spunti Porombka, ci vediamo al prossimo saggio!

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