Il Fòn-Fòn

Buongiorno e buon venerdì a tutti i nostri cari Squirtòzzi,

per riprendere appieno (sì, ho controllato, non è un errore di battitura o di ortografia, si scrive anche così. Tiè.) le nostre ciance quotidiane sul nostro amato blog, certo non potevamo farci mancare l’appuntamento settimanale con la rubrica scassapalle del secolo nostro, ovvero le celeberrime Torture del XXI Secolo.

Certa che l’argomento non sarà condiviso da qualcuna di mia conoscenza (tanto per dirne una, quella con la vocetta più stridula di tutta CasaSquirters), mi accingo dunque a svelarvi l’arcano, per chi non avesse ancora capito dal titolo, dato che così è come è stato soprannominato dall’altra mia squirt-compare, la SquirtViola capo-gossippara de noattri, quell’aggeggiaccio infernale meglio conosciuto come

SmartPhone (o fòn-fòn che dir si voglia)

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Non ho certo la pretesa di esser la prima a denunciare l’uso smodato di tale marchingegno, ormai da anni al passo del dilagare del fenomeno smartphone si sviluppa una vera e propria polemica verso coloro che ne sviluppano una vera e propria dipendenza. Nonostante questo, ho deciso di dirvi anche la mia, di modesta opinione, dato che proprio negli ultimi giorni ho scoperto della diffusione e condivisione mondiale del video che potrete vedere cliccando qui, un corto realizzato a Los Angeles dall’arguta Charlene de Guzman che mostra niente e nient’altro che la verità che ci unisce tutti al mondo, dai quartieri alti ai sobborghi fra i più malfamanti.

Sì, perchè anche se non c’hai soldi per mangiare oggi il Fòn-Fòn ce l’hai di sicuro, almeno puoi inoltrare seduta stante sui social quanti pochi spicci in tasca hai oppure farti una fotografia freak in Instagram style farcito di slogan anti-consumistici. Direttamente da uno smart phone pagato settecèènto eurI. Che ti serve per accomunarti, per ottenere quel bramosissimo status symbol, per dimostrare che “figa a mazzi”, poi magari con le fighe non ci si sa come parlare e nemmeno con gli amici, che basta andar fuori per una birra che vedi gruppi di gente più o meno grandi, birra davanti, non a chiacchiera, ma a spippolare col fòn-fòn. E’ ormai fuori controllo la cosa.

Con il Fòn-Fòn ci fai di tutto, dall’illuminare trombe delle scale popolate da mostri baffuti all’orientarti per le campagne o per le città; dal scovare il titolo della canzone che passa proprio ora in radio al condividere l’evoluzione dei tuoi peli incarniti all’inguine; dall’intrattenerti prima dell’otturazione di un molare allo sbirciare on line qualche nozione in qualsiasi momento.

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Occhio però, che ogni arma potente in proprio possesso diventa autodistruttiva se non usata con coscienza. Capita infatti di…

1) abusare della rete disponibile h24 e in qualsiasi posizione del globo per pubblicare tutto ciò che state facendo.

Logico che, con il mese delle ferie altrui alle spalle, i social a cui siete iscritti pullulino di foto di luoghi più o meno esotici, bevande e cibi condivisi proprio sul punto di esser consumati e stati d’animo che variano dall’euforia alla depressione più nera. Forse a voi veri addicted non è mai balenata in testa la sacrosanta verità: che sostanzialmente, vivere un momento con l’ansia di doverlo condividere o di doversi sentire invidiati in qualche modo, non vi farà godere di quel momento appieno (aritiè), e rischierete di ricordarvi di quella bella terrazzina sul mare solo e soltanto attraverso quei 700 scatti minimi che vi siete fatte mentre addentavate la cannuccia, che vi riguarderete poi a casa in ricordo del non ricordo.

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2) fidarsi un po’ troppo delle indicazioni delle fòn-fòn mappe

Una volta, tornando dal mare alla disperata ricerca di un distributore, io e la SquirtViola manca poco restavamo a piedi senza trovare un self service aperto. Peccato che l’avevamo davanti, ma i nostri occhi stavano sul fòn-fòn. Come potevamo vederlo?!?!?! (ah nb: c’eravamo passate davanti un paio di minuti prima senza nemmeno vederlo. Che pena…)

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3) sclerare se nella mèta vacanziera c’è qualche disguido di connessione wi-fi

Questo è dedicato in particolar modo ai miei adorati ospiti della casa vacanze dove lavoro, ma anche a tanta altra gente che conosco e che probabilmente ha altrettanto dato di matto. Dimostrare abuso di navigazione web a bordo piscina mentre vi fate fotografare in pose ormai conosciute a tutti sotto la dicitura di FOTO>SCOGLIO certo non vi renderà i soliti benefici di una nuotata, una chiacchierata col vicino di sdraio, o di un’ottima lettura rilassante e rigenerante per la mente. Oltretutto, al 90% per lo meno della gente in genere non gliene può fregare di meno della vostra personale imitazione della posa da sirena. Salvo quel 10% di bavosi viscidi che iddio che ne scampi&Tòtani.

la più rappresentativa delle foto scoglio. In The Whole World

la più rappresentativa delle foto scoglio. In The Whole World

4) farsi fregare rivelando la vostra posizione in tempo reale

Eh beh, allora spifferatelo ai quattro venti sul serio che ve ne starete le prossime 3 settimane a palle all’aria dall’altra parte del globo: il ladruncolo non aspettava proprio altro che vi levaste dalle palle per potervi comodamente depredare la dispensa, consumarvi i cotton fioc e ciularvi tutto il ciulabile in casa. Brave faine.

5) spendere un capitale in App. & connessioni

Che dire, è logico anche ammettere che le applicazioni talvolta ci rendono la vita un po’ più facile, o solo più veloce…se tutto funziona e se non avete avuto una crisi di nervi come da punto 3. Ma capita altrettante volte di lasciare qualche applicazione o la pagina del browser aperta mentre magari siete fuori dall’utilizzo di wi-fi gratuiti, anche per giornate intere. E a quel punto, non c’è storia, la bolletta si fa salata, e ve la dovrete sorbire proprio tutta tutta.

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Se non è una tassa questa…

Detto questo, scusatemi tanto, ma ho un set fotografico con effetto Instagram che mi attende, e l’Azzurrina si è già fatta la coda di cavallo da una parte e ha già su il rossetto fucsia. Devo assolutamente affrettarmi a indossare la mia mise eighty. Sorry. Girls just wanna have fun.

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