Così come mi accadde l’anno scorso per il capolavoro del Verne (leggete qua), quest’anno in ferie ho deciso di portarmi un classico di altri e dei nostri tempi, l’esilarante e sempre attuale Giornalino di Gianburrasca, la cui storia e le sue marachelle scorrono nelle nostre tosche vene fin dalla tenera età dei 10 anni.
Complice lo sceneggiato di metà anni ’60 (per la precisione, ’64-’65) riproposto recentemente sugli schermi, dove a interpretar il discolo Stoppani c’era una poco più che ventenne Rita Pavone, prima di partire mi sono avventurata in soffitta alla ricerca della mia copia del Giornalino, mentre mia madre mi cianciava, per la tromba delle scale, quale fosse la sua e la mia edizione ( io ho quella della Salani, ma mia mamma ha quella verde ramarro, che si vede anche dentro la valigia di Pif nello spot della nuova edizione de Il Testimone su Mtv - c’ho l’occhio lungo io, sa’! - e voi, che edizione avete?!?) In realtà mamma cianciava perché non voleva che andassi a stanare la sua: non mi è permesso prenderla, figuriamoci metterla in valigia e portarla fra la sabbia e il culo ghiacciato di un mojito che si squaglia al sole…e io rispetto questa sua decisione. Guai a chi tocca la mia, però. C’ho su gli appunti.
Rileggere un libro che ti è appartenuto così profondamente ha sempre qualcosa di speciale, soprattutto se vai a ripescare uno che, a prima vista, è un classico dell’infanzia, ma che in fondo non lo è. Rileggere avendo un punto di vista diverso, a tanti anni di distanza, riscoprire le esclamazioni e i disegni di Giannino.
Riscoprire addirittura le proiezioni che la mente bambina produsse durante la prima lettura, è un’esperienza che dovremmo fare tutti almeno una volta. Vedrete, l’immagine mentale della scena che state leggendo si risveglierà dal vostro inconscio e verrà riprodotta davanti al vostro stupore, perché proprio leggendo quelle due o tre frasi che non ricordavate più, ecco che ricomparrà nella vostra mente la zia Bettina, brutta tale e quale a come ve l’eravate immaginata da bambini.
Poco da dire sulla storia che tutti più o meno conosciamo: Giannino, canzonato dai familiari e chiamato Gianburrasca per il suo temperamento, diciamo, colorito, una ne pensa e cento ne fa accadere. Sempre mosso dalla sua ingenua buona fede, tradito molto spesso dalla sfiga, Stoppani è un mini-ometto tutto speciale, che tutti speriamo da adulto abbia mantenuto quel suo cuore puro e caratterizzato da slanci creativi e geniali. Cosa che dovrebbe succedere a tutti, in verità.
Stoppani è ingegnoso, è desideroso di giustizia e ha un cuore aperto all’amicizia, che tutti da bambini avremmo voluto vantare verso di lui. E’ un eroe per i piccoli, che leggendo le sue sempre buone intenzioni non prevedono il patatrac; ed è un eroe per i grandi, che ci si riconoscono, non importa quale sia stato il decennio al quale la loro infanzia sia appartenuta. Sì, perché pensate che il libro fu scritto dal Vamba, nome d’arte per il fiorentino Luigi Bertelli, altro orgoglio di terra nostra, niente popò di meno che nel 1907, ed uscì ne Il Giornalino della Domenica, rigorosamente a puntate, dal 1907 al 1908. Ambientato nel 1905-06, racconta il percorso di crescita di Giannino, ultimogenito di una famiglia borghese fiorentina di inizio secolo, con 3 sorelle maggiori da maritare possibilmente con buoni partiti, fra merletti, capelli appuntati alla Miss Dalloway e tante, tante amiche invidiose.
Pensate a quanti bimbi aspettavano, in trepidazione, sotto le coperte, che babbo o mamma leggessero loro l’avventura della settimana di Giannino…e che suspence dev’esser stata non sapere come sarebbe andata a finire coi petardi nella cappa del camino o con la messinscena dello zoo sull’aia del contadino (…leggetevelo, e riscoprite anche questo!).
Il mio augurio per voi allora è questo…tornate un po’ bambini e infilatevi sotto le coperte, accendete un lumino che vi permetta di leggere, come faceva Giannino quando lo mettevano in castigo, e come lui, sempre vorace lettore, divorate le pagine del suo giornalino …e comunque, lunga vita alla Pappa al Pomodoro!





Che tenero sei. È sempre bello tenere alla mente del bambino. Anche se dicono poi che è infantile, noi sappiamo che è saggezza.
Appena ho cominciato a leggere il post ho subito pensato alla valigia di Pif! Io ho quella stessa edizione, e avrò letto questo libro almeno quattro-cinque volte. Penso che leggerlo sia dovere morale di tutti!… Un po’ come il Barone rampante di Calvino!
Vero, verissimo!!!!!! ora vado a ricercare anche quello!