Oggi volevo riportarvi un po’ col naso nei libri, recensendovi uno degli ultimi libri presi in prestito in biblioteca. L’autrice la conoscevamo già, infatti avevamo deciso tempo fa di parlarvi del suo La Cucina del Buon Gusto, dove l’autrice parlava di cibo, tradizione, cucina e ricordi legati alle ricette della sua famiglia. Deliziate dalla sua prosa, ci siamo lasciate conquistare dalla bella copertina floreale del suo ultimo libro, uscito all’inizio del 2013 e dal titolo Il Veleno dell’Oleandro.

Nicoletta Agnello Hornby
Le vicende si svolgono a Pedrara, sui monti Iblei, in Sicilia. Mara decide di raggiungere la sorella e il cognato nella vecchia residenza estiva di famiglia, dove da qualche mese risiede anche la loro anziana zia, sorella della madre e sposa in seconda del padre di Mara e Giulia. Anna sta male, sebbene sia accudita da un collaboratore di famiglia, Bede, e la sua famiglia intera. Bede e i suoi fratelli sono custodi e gestori delle serre di fragole della proprietà della famiglia Carpinteri, Villa Pedrara, antica residenza signorile a due passi da splendidi picchi sul mare, fiorita e allo stesso tempo oscura.
Il tutto si svolge nelle ultime settimane di vita dell’anziana zia Anna (ve lo dico ora, tanto si capisce dalla prima pagina, quindi non è che vi svelo sto gran mistero…i misteri son ben altri!), mentre le figliastre Giulia e Mara, e il figlio Luigi, sono alla disperata ricerca dei gioielli di famiglia, l’arzilla e fedifraga nonna Mara dai gran porta-gioie. Attraverso la narrazione di Mara e di Bede, di cui ho apprezzato molto il poterne vedere ben distinti i punti di vista, si scoprono i componenti della famiglia Carpinteri, ognuno coi propri desideri, debolezze, dipendenze. Una famiglia che ruota intorno a Bede, legato a doppio filo alla famiglia e alle sue generazioni, da Tommaso, il padre di Mara, Giulia e Luigi, intellettuale, cosmopolita, eccentrico, libertino; a Anna, gentile compagna; a Thomas, giovane figlio di Luigi, dalla bellezza manniana. Un legame personale ma anche materiale, dato che Bede è coinvolto nell’amministrazione della tenuta di Pedrara, dai campi alle serre, dal torrente alle scogliere. “Sappiate tutti che, se doveste rimanere a Pedrara, lo fareste a vostro rischio“, una frase che minaccia i figli corsi al capezzale di Anna. I parenti non sono graditi.
Si erano fatti una promessa, Bede e Anna, che sarebbero rimasti insieme fino alla fine. E sarebbero giunti alla fine insieme.
Un libro che mi è piaciuto molto, una bellissima storia che ho in testa mista fra immagini di scogliere al tramonto, oleandri fioriti a primavera, la forza delle onde sulle scogliere, le antiche residenze signorili siciliane, con le finestrone e la tappezzeria vintage, gli affreschi e le corti all’ombra, le maioliche, i colori della terra mediterranea.

Vi lascio con un paio di frasi…
“Mia madre mi insegnò a crearmi una felicità che nessuno potesse distruggere: i pensieri del cassetto del cuore, pronti a essere tirati furoi per confortarmi. “Pensa alle cose belle e interessanti che hai visto ieri e avant’ieri, e ricorda. Se non te ne vengono, guardati intorno e cerca una cosa che ti fa sorridere”.
Bede
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