Ogni tanto mi lascio rapire da testi fuori dalla narrativa internazionale, manuali per questo e quell’altro, saggistica e analisi varie del mondo circostante. Questa volta in biblioteca, dopo esser stata tentata un paio di mesi fa (al primo scozzo vinse la Bignardi col suo ultimo libro recensito qualche settimana fa), ho deciso che dovevo portarmelo a casa! Un titolo dalla carica e ispirazione…
AutoSufficienza
Manuale pratico per fare da sé ed essere indipendenti dal sistema
a cura di Massimo Acanfora e Ilaria Sensana - gennaio 2013
In periodi tristi e cupi della nostra economia e sistema sociale, a chi scrive un testo del genere dovrebbe esser consegnata la medaglia al valore del think positive: un po’ ci metti i prezzi, poi gli aumenti di Iva e tasse varie, precarietà sul lavoro e una traballante speranza nel futuro … insomma, tutte cose che dovrebbero farci riflettere un pochino anziché affogare i dispiaceri nello shopping (anche se aiuterebbe eccome, ma come dice l’antica saggezza toscana senza lilleri e un si lallera). Ecco il motivo primo di un manuale del genere: l’ispirarsi all’autosufficienza, il fare a meno, il far da sé nuovi e vecchi modi di gestire le risorse a nostra disposizione. Sì perché a volte la soluzione a un problema è a un palmo dal nostro naso e manco ce ne accorgiamo. Questo libro infatti è un invito a percorrere dei piccoli passi; non immaginatevi scelte estreme come il vivere da asceta in una grotta ai confini con la civiltà, niente di tutto questo. Anzi, c’è anche una bella postilla intitolata: Sulla Salute Non Si Scherza. Della serie, si taglia quel che si può tagliare, certo non tutto. Insomma, qui autosufficienza sta per cambiare la propria percezione di benessere, poter vivere bene senza esser schiavi di oggetti o status symbols, cercando di riportare l’attenzione su altre forme di ricchezza alternativa a quella materiale. Qui si parla di ricchezze collettive, scelte alimentari sostenibili…in poche parole, rimboccarsi le maniche, think global, act local. A partire dal proprio, minuscolo posto nel mondo.

Un testo del genere non posso certo stare a riassumervelo, dato che secondo me ognuno dovrebbe prenderselo e sottolinearselo, ricavarne degli spunti preziosi e farseli suoi, per poi passare il testimone; quindi mi limiterò a trascriverne alcuni passi, prendetelo come se fosse un amuse-bouche ad aprir le danze di un pasto luculliano!
“Scrive Hermann Hesse: < la solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri>. Fare da soli non significa però essere da soli. Il concetto di indipendenza che abbiamo richiamato non ci porta al solipsismo, ma alla collaborazione creativa e allo scambio di conoscenze. Il saper fare manuale offre vantaggi enormi: non dover richiedere all’esperto di turno,e quindi risparmiare denaro, non dipendere dalla stupidità di macchinari che consumano energie e risorse e avere l’intima consapevolezza di avere tra le mani (letteralmente) un tesoro di conoscenza. Il mito anglosassone del DIY, do it yourself, nasce e si sviluppa così”
(non è quello che vi diciamo sempre noi? Aggiungendoci pure che “una cosa fatta a mano è una cosa fatta col cuore”)

“il Mahatma Gandhi diceva< chi non usa le mani non ha musica nella sua vita>. Le mani e il pollice opponibile non servono solo a fare il tipico gesto del tutto va bene. Sono state il più potente strumento di evoluzione che ci ha differenziato dagli altri primati. Le mani sono un’energia rinnovabile infinita.”

“Henry D. Thoreau, in Walden ovvero vita nei boschi, scriveva:<Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno>. Essere indipendenti significa quindi anche poter fare a meno, soprattutto nel campo dei beni materiali, che la nostra società indica come parametri e misura del benessere e a volte, del prestigio individuali.”
…ve ne potrei riportare a bizzeffe di pillole ispiranti del genere, ma rischio di ricopiare tutto il libro prima ancora di accorgermene…e voi invece non dovete perdervelo. Buona lettura!
Solo l’ultima citazione, sempre da Gandhi…
“Devi essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo“
Che sia d’ispirazione a tutti!


Ogni due settimana bado il bambino di un’amica. Lei bada il mio figlio l’altra settimana. Così abbiamo un giorno libera ogni due settimane per fare le nostre cazzate e per vedere amiche. Asilo nido-fai-da-te