… ovvero l’apologia del dolore …
Si può cominciare una recensione dicendo che il libro non mi è piaciuto? Magari sarebbe meglio dirlo in fondo, ma io non resisto.
Ho scelto di leggerlo perchè sapevo che Simona Sparaco era stata una allieva della Scuola Holden di Baricco che tanti osannano e tanti demonizzano con la storia che costa un sacco e che poi alla fine quelli che escono non diventano mai nessuno. Della Sparaco questo non si può certo dire, visto che con Nessuno sa di noi ha venduto oltre 70.000 copie ed è entrato nella cinquina finalista del Premio Strega, e allora mi son detta che volevo vedere da vicino, io che propendo per quelli che “frequentare la Scuola Holden sarebbe un sogno”. Riponevo estrema fiducia in Simona, ma non riesco a dire nient’altro se non che mi ha deluso (ed insieme la giuria del Premio Strega!!!).
Il problema è che non si capisce cosa volesse fare con questo romanzo, se non riempirci di dolore, di ridondante ed inutile dolore. La storia racconta di Luce (già la scelta del nome è pessima), e Pietro, dei loro estenuanti tentativi di mettere al mondo un figlio, della felicità per la scoperta della tanto cercata gravidanza, spazzata via velocemente dalla notizia di una grave malformazione del feto. Da qui la scelta di ricorrere ad un aborto terapeutico, impossibile in Italia perchè già al settimo mese, e dunque il viaggio a Londra. Stop. Questo è tutto descritto in oltre 200 pagine in forma diaristica, con lunghi e ripetitivi periodi, in cui le azioni diminuiscono con il procedere delle pagine.
E non sperate che la lentezza vada a favore della psicologia dei personaggi perchè anche quella manca, non c’è modo di affezionarsi a loro, anzi alla fine la sofferenza di Luce, che si ritiene responsabile della morte del figlio, passa addirittura in secondo piano, e invece di provare solidarietà nei suoi confronti, ho quasi cominciato ad odiarla per la freddezza ed il distacco con cui tratta il dolore di Pietro, che di contro, appare uomo talmente buono ed accondiscendente da sembrare quasi fesso.
Ma più di tutto, trovo che nel libro ci sia tanta banalità sia nei personaggi che nei loro atteggiamenti, sia nel modo in cui viene affronata la tematica, che invece avrebbe meritato molto più rispetto ed attenzione.
Pensare che tra i finalisti del Premio Strega non è invece entrato il bellissimo libro di Paolo Cognetti , Sofia si veste sempre di nero. Un giorno parlerò anche di quello, ma intanto leggetelo.







Vorrei una biblioteca italiana qui nella strada. Grazie SquitBertuccia!
Cara SquirtBertuccia,
a volte il signuruzzo dà riso a chi non ha i sacchi!
Non sempre chi può permettersi la scuola Holden poi alla fine mette in pratica i consigli acquisiti sapientemente mischiati alla propria dote…o magari chi sa, la scuola è tutta “fuffa”…resta il fatto che la cultura, l’imparare a farla o anche solo apprezzarla sarebbe giusto fosse alla portata di tutti…
…sta su scritto nello squirt-manifesto!
Ma lo squirt manifesto, che colore ha? Rosso come quello cinese?
No, aspetta, già lo so. Ha tutti i colori del arcolbaleno.
brava, la seconda che hai detto!!!