Cari i nostri civettuoli seguaci, oggi un articoletto
Do-It-à-la-Squirt
cose semplici e a costo zero per un’esistenza e una dimora civettuola
Mentre ve ne state lì a crogiolarvi lì al primo solicchio e magari vi fate anche una bella passeggiatina nella campagna a voi circostante (spero vivamente l’abbiate), aprite e aguzzate lo sguardo, perchè la primavera e soprattutto maggio sono il periodo migliore per far godere vista, olfatto e talvolta anche gusto!
Quante volte, squattrinati come siete avreste voluto andare dal fioraio e far incetta di gerbere, rose, fresie e orchidee per dare quel tocco civettuolo in più al salotto ma vi fermate all’ingresso del negozio contandovi gli spiccioletti rimasti in tasca!?! Niente panico, ci siamo noi a darvi qualche spunto su come poter risolvere il cavillosissimo emblema! Di seguito, una serie di piante spontanee che potrete portarvi a casa e che non hanno niente da invidiare alle blasonatissime rose a gambo lungo! E’ infatti facile in questo periodo imbattersi in:
- pareti di glicine in fiore: soprattutto dalle nostre parti, il glicine è facilissimo da trovare, abbarbicato sulle reti di confine, sotto pergolati etc. Solo una cosa, anzi due: occhio ai calabroni, che nel polline di glicine ci si fiondano di prepotenza (per saperne di più andatevi a cercare una chicca dei Gatti Mèzzi sull’idillio dei giardini in fiore). Ma soprattutto, accertatevi di poterne prendere un po’, il padrone a volte è peggio di un calabrone invelenito.
- orchidee selvatiche: questi meravigliosi esemplari di orchidee selvatiche ammontano in tutto il territorio italiano fino a 29 specie diverse, e se ne possono trovare da bianche a rosse, fino alle purpuree. Proprio come quelle che troviamo dalle nostre parti tusce, che infatti sono le Orchis Purpuree. Ho provato la settimana scorsa a sbarbarle con tutto il loro pane, come viene chiamata in gergo contadino la zolla di terra che le radici di una pianta si portano appresso. Piccolo tentativo di vedere se posso portarmele in terrazza, ma forse non è il periodo giusto… in ogni caso, recise durano in vaso per un bel po’…un piccolo tocco esotiho a km zero.
- cipollotti selvatici in fiore: su, non sgranate gli occhi! Non sapete di cosa stiamo parlando: il cipollotto selvatico ha una infiorescenza così delicata, e persino profumata…che non potete capire!!! Anche per questa pianticella, ho provato a estirpare tutto il bulbo…vediamo che ne vien fuori! E intanto ne ho fatto un vaso per la tavola del salotto…
- margherite à go-go! Su, non c’è bisogno che vi dica niente sulle margherite, sono in ognidddòve: non sottovalutatele per niente manco mai per un secondo. Basta solo un po’ di precisione per fare il mazzolino perfetto…le margherite mettono proprio quella joie de vivre tipica del risveglio primaverile!
- fate incetta del primi papaveri!!! E prima di tagliarli, picconatevi davanti a questo splendore della natura con cavalletto e macchina fotografica al momento del tramonto, quando la luce si fa rossastra e tutto sa deliziosamente di estate … l’emblema dell’estate e del campo di grano, fiore forte ma allo stesso tempo delicatissimo … e se volete saperne di più, chiedetelo alla SquirtCassandra, che del papavero ne ha fatto il suo emblema! E se proprio vi piace di più contornato di grano maturo…aspettate un mesetto, i papaveri ci fanno compagnia per un bel po’!
…e intanto, aspettate ansiosamente le rose, che per lo meno nei giardini di mia conoscenza son lì sul punto di sbocciare … a brevissimo, vi farò vedere come usarle non soltanto sulla tavola, ma a tavola!




















Scoprirebbe tanti luoghi magici come Brera ”un quartiere” se così si può definire, affascinante, carico di cultura e arte alle quali si intrecciano moda e design (tra le altre cose da segnalare, in quei giorni, l’appartamento lago una soluzione innovativa per dimostrare che il design non guarda soltanto al singolo prodotto, ma al miglioramento della vita e del lavoro delle persone… cliccate sul link e scoprite di più!).

Mi stavo aggirando per il padiglione della scuola di design danese, già abbastanza sconvolta per la stanchezza, quando la mia attenzione è stata catturata da una serie di parallelepipedi trasparenti dai quali si intravedeva della vegetazione tipo muschio e qualche essere vivente che si muoveva. Mi sono subito avvicinata per trovarmi di fronte una specie di allevamento di chioccioloni (quelli che se anche mangi le chiocciole, tipo me, fanno troppo schifo per infilarli in bocca), e la relativa proprietaria, una carinissima ragazza, alta, bionda e con gli occhi azzurri - **ha detto alta quindi non ero io** - (del resto è danese), che stava spargendo del mangime per i suoi teneri animaletti.






ESPERIMENTO DI SOCIAL READING AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO. VI PRESENTO “SOCIAL BOOK”
L’esperimento, molto innovativo, e principalmente destinato alle scuole, coinvolge alcuni dei testi più diffusi nei programmi didattici italiani, (e altri pare si aggiungeranno a breve), dall’Inferno della Divina Commedia al Fu Mattia Pascal, passando per il Decameron ed I Promessi Sposi,








Come ogni anno e’ arrivata la Pasqua, e orde di bambini famelici apriranno millemila uova di cioccolato, facendo così lievitare sederi e parcelle del dentista… 
Come fai a pensare una cosa del genere, CEEEEERTO che lo voglio!! Voglio quello della Kinder, per la sorpresa, e anche quello dei Simpson (sperando di trovarci Barney, il mio personaggio preferito), poi ne voglio uno fondente, uno al latte con granella di nocciole e uno gusto Galak….se poi anche le zie ci volessero regalare qualcosa, ci sarebbe l’uovo della Lindt (quello buonissimo che si scioglie in bocca) e quello grandissimo tipo lotteria marca Sirena…
Unico nel suo genere, THe iNCIPIT, è il primo e probabilmente unico esempio di scrittura interattiva interamente italiano. A metà tra gioco ed esercizio di stile, la piattaforma online offre, in pratica, l’opportunità
Funziona così: ogni racconto è composto da 10 episodi di massimo 4.000 battute, l’autore pubblica il primo e al termine formula tre ipotesi di prosecuzione, tre possibili binari narrativi che il lettore potrà votare. Quello che avrà ottenuto più preferenze diventerà il fulcro del capitolo successivo. Ma non è ancora finita, il lettore attraverso i suoi voti e i suoi commenti contribuisce a dare punteggio alla storia e più punti, o “incipoint” come li hanno chiamati gli ideatori della piattaforma, quest’ultima ottiene, più visibilità all’interno della community e sui relativi social network connessi (facebook e twitter), le viene data.




I campi da compilare sono:


Quindi che fare adesso?? Niente paura…. mica siam qui a pettinare le bambole!! Ne usciremo vivi insieme: per le donne inizieremo con una bella depilazione totale…. E il primo chilo se ne è già andato! Non fate finta care scimmiette di essere lisce come neonate, lo sappiamo tutte che durante l’inverno ci imparentiamo strettamente con gli orsi, che siano peli o grasso proteggi pancia, neanche nostra madre ci riconoscerebbe! Quindi forza: disfiamoci della nostra copertina di pelo in fibre naturali!
Ora le strade sono due: o lasciate l’altro mezzo stipendio alla cassa della palestra a voi più congeniale, e vi fate triturare dal personal trainer Ivan il terribile, o fate come noi Squirters, e ci date sotto di camminata sgrassa glutei! Ma spieghiamo a tutti i nostri amici di cosa si tratta… La camminata in questione va fatta per circa un’ora, a passo svelto ( circa 6/7 km orari) ad un ritmo costante vestiti comodi e possibilmente in compagnia. Noi l’anno scorso ci siamo divertite tanto, abbiamo camminato tanto, e ci ha fatto tanto bene!
Lo sapete che anche Betta II cammina sempre tutti i giorni?? Se vi sembra che gli faccia male… a 87 anni ha più salute di me! Non la cercate però in giro per Londra, lei cammina nel suo giardino, quello piccolo solo 3.000.000 di metri quadri, sembra che 5 anni fa abbia dimenticato su una panchina suo figlio Andrea e ancora non l’anno ritrovato!






Vi ricordate il tempo in cui, da pischelli quali eravamo chi più chi meno, al Festivalbar votavano la canzone più gettonata dell’estate? Ai tempi nostri ancora ogni bar da struscio era dotato di juke box, anche se a cd e non a vinili. Ai tempi nostri ci si trovava dischi come Use Your Illusion I e II, che metteva un po’ tutti d’accordo, Buon Compleanno Elvis, So Far So Good per sospirare sul compagno di banco, che non ti si fila manco un attimo. E invece di scegliere un pezzo di Elvis, andava a finire che si passava ore al bar della spiaggia ad ascoltare “Mariaaaa you goootta see heeeer“, oppure “Knockin’On Heaven’s Door“, dei Guns, ovvio, era pur il ’94…Per lo meno abbiamo vissuto, seppur nella sua fase conclusiva, la dorata epoca del juke box…
Il juke-box nasce nel periodo più fiorente del “sogno americano”, anche se la sua storia inizia qualche ventennio prima. Il primo jukebox viene infatti installato presso il Palais Royale Saloon di San Francisco (California, Stati Uniti) ed entra in funzione il giorno 23 novembre 1889. La sua popolarità da lì a poco si diffonderà in tutto il mondo.
Il nome “jukebox”, arriverà solo più tardi, ma non è chiaro da dove abbia origine tale parola. Si pensa derivi da “juke house”, un riferimento slang per indicare i bordelli…in senso lato eh…
I designer proponevano apparecchi dalle forme sempre più accattivanti; nel 1940 fu realizzato, per la prima volta, un juke-box la cui sommità invece di essere squadrata era ad arco. Se non si fosse capito, voi prendete sta bella immagine a destra, e memorizzate ben bene quello: ecco, Casa Squirters punta a quello. Fateci una donazione, ricaricateci la postepay, tirateci 2 monetine (solo da € 2, eh)
Wurlitzer, Trashcan, Packard, Filben,Seeburg, Ami e Rock Ola vengono oggi venduti in tutto il mondo a cifre molto alte, spesso esorbitanti, cifre da capogiro che arrivano a sfiorare anche i cinquantamila euro
Il juke box scopre il 45 giri all’inizio degli anni ’50, periodo nel quale convivevano sia le macchine che impiegavano il 78 giri, sia quelle che si dedicavano al nuovo disco. La Seeburg è la prima a scommettere sul 45 giri e nell’ottobre del 1950 nasce l’ M100B, il primo juke box funzionante con i microsolco a 45 giri. Gia nella metà degli anni ’50 molti juke box utilizzano la tecnologia stereofonica, in notevole anticipo sui dischi che per molti anni ancora, invece, saranno solo monofonici.
…sgrassa tutti gli angoli reconditi del vostro piano cottura. Stura l’augello del gas e scrosta ben bene il poggiapentole e pure l’appoggio della struttura poggiapentole (se l’avete)
…rende alle fughe fra le mattonelle il loro originale candore, soprattutto a quelle vicine al piano cottura o piano di lavoro…che manco a farlo apposta ogni volta che le pulisci, ti ci cola sopra, dopo solo 6 minuti, tutta la roba più macchiabile possibile, dal caffè al sugo unto e bisunto fino al maledetto, infame pomodoro maremmacchmgngmhngmgngmng …
…riapre i buchini dei filtri della macchina da caffè (sia moka che espresso) liberandoli da quegli impertinenti di granelli di polvere da caffé
…crea un effetto spruzzo fantastico per disegni su carta o muri se imbevuto di vernice: passando un dito sulla setola si otterrà un effetto davvero al fosfospruzzo!
Reduci da una puntata fra le più amate (ma a noi piaccion tutte tutte lo stesso), non possiamo non continuare a parlare del decennio che ci ha rapite completamente da un po’ di tempo a questa parte:
I diners sono nell’immaginario US dai Fifties in su, appaiono ancora nei movies (basta citare la scena iniziale di Pulp Fiction, sì, quella di “coniglietta”, oppure la famigerata scena di Little Miss Sunshine, in cui la bimba dice alla cameriera che le chiede dove fosse suo nonno “E’ nel bagagliaio”….oppure la scena in cui Uma Thurman, alquanto provata dopo esser stata sepolta viva con una sola torcia in Kill Bill, esce dal cimitero tutta polverosa ed entra in un diner chiedendo, con tutta calma, “un bicchier d’acqua, per favore” …
Si intreccia con il vivere nomade di Steinbeck in Travels with Charley, Pomodori Verdi Fritti alla Whistle Stop Cafe e sfocia inevitabilmente sulla Strada di Kerouac. Ha il sapore dell’asfalto e la lingua felpata dei fondi stradali crettati di solchi su cui sballonzolano i camioncini che trasportano hitchhikers. Ha l’odore pungente delle pompe di benzina lasciate ad arrugginire sulla sessantaseiesima.
